Un secolo di storia della gioielleria italiana raccontato attraverso oggetti simbolo, memoria d’impresa e innovazione tecnologica. In occasione di Open il Tarì, Giovanni Glave, sales manager di Unoaerre, presenta una mostra speciale che porta al centro orafo una selezione significativa del museo aziendale. Un percorso che attraversa le trasformazioni del costume e della produzione orafa, dalle prime fedi degli anni Venti e Trenta fino agli anelli dotati di passaporto digitale, dimostrando come la tecnologia possa evolvere senza alterare l’identità di un oggetto rimasto immutato nel tempo.
La mostra dedicata ai cento anni di Unoaerre arriva al Tarì in un momento particolarmente significativo, che coincide con i trent’anni del centro orafo. Come nasce questo progetto espositivo?
Il legame è speciale. Trent’anni fa, proprio in occasione della nascita del Tarì, decidemmo di trasferire qui la nostra filiale, che fino ad allora aveva sede nel cuore di Napoli, a Borgo Orefici. Oggi torniamo in questo luogo con una mostra che rappresenta un’occasione unica: per la prima volta in cento anni, una parte importante del museo di Unoaerre viene esposta al pubblico, permettendo ai visitatori del Tarì di conoscere una storia vissuta accanto agli italiani per un intero secolo.
Quali tappe del percorso permettono di raccontare meglio questa storia?
Il percorso si apre con le vetrine dedicate agli anni Venti e Trenta, nelle quali si possono ammirare le prime fedi e i primi anelli realizzati per la patria. Tra i pezzi più significativi c’è l’anello nuziale autarchico indossato dagli italiani il 18 dicembre 1935, un oggetto che testimonia un momento importante della storia del Paese e del costume.
La mostra si conclude con una fede che guarda al futuro. In che modo la tecnologia sta trasformando un oggetto così tradizionale?
Concludiamo il percorso con una fede che conserva le stesse caratteristiche di quella di cento anni fa, ma integra mille anni di tecnologia, come ci piace dire simbolicamente. Grazie al passaporto digitale, è possibile mettere a disposizione del consumatore finale informazioni sulla tracciabilità e sull’identità del prodotto. È un esempio di come la tecnologia possa offrire nuove opportunità e strumenti di conoscenza, mantenendo intatta la forma di un oggetto che, nel corso di un secolo, è rimasto sostanzialmente lo stesso.








