Prezzo dell’oro, consumi, tradizione e nuove tecnologie. Per Nico Girolamo, titolare della Gioielleria Girolamo di Benevento e presidente di Federpreziosi Benevento, il futuro del dettaglio orafo passa dalla capacità di valorizzare ciò che distingue il gioiello dagli altri beni del lusso, senza rinunciare agli strumenti digitali. Il cliente sannita resta legato alla tradizione e alla cerimonia, mentre il mercato quotidiano mostra maggiore prudenza. In questo scenario, secondo Girolamo, il settore dovrà rafforzare la comunicazione sul valore del gioiello nel tempo e trovare un equilibrio tra artigianalità, rapporto diretto con il cliente e innovazione tecnologica.
Con il prezzo dell’oro ai massimi, un cliente che entra oggi in gioielleria cosa deve sapere per scegliere bene?
Sicuramente oggi, con il prezzo dell’oro alle stelle, è più difficile rispetto a prima. Quello che consigliamo è andare su oggetti che abbiano un valore intrinseco. Il brand, fino a un certo punto. È importante il valore intrinseco, perché l’oro negli anni ci ha dimostrato che aumenta sempre di più e che può diventare, o comunque essere considerato, il bene rifugio per antonomasia.
Il nostro consiglio è quindi quello di scegliere gioielli e oggetti in oro che abbiano un valore vero già di per sé, nel proprio DNA.
La Gioielleria Girolamo è oggi sul corso Garibaldi, il salotto di Benevento, ma la vostra storia non è nata qui. Come si è sviluppata?
La nostra attività nasce in provincia di Benevento, a San Giorgio La Molara, un paese di montagna, circa 130 anni fa. Fu creata dai nonni di mio padre. All’epoca i negozi erano degli empori: si vendevano tanti oggetti e diverse tipologie di prodotti, in particolare oggettistica, argenteria, chincaglieria e gioielleria, come si definivano allora.
Avevano anche una particolarità: uno dei primi telefoni arrivati in paese era proprio nel nostro negozio. Il numero era il 12. Telefono numero 12: è un aneddoto che racconta bene quanto fosse storica quell’attività.
Poi mio padre, da giovanissimo e contro la volontà di tutta la famiglia, decide di aprire a Benevento, dove già c’erano gioiellerie importanti e molto conosciute. Pian piano, cercando sempre di avere come obiettivi la qualità e la professionalità e seguendo come linea guida quella di fare il gioielliere e vendere prodotti importanti, di fascia alta, è riuscito a crearsi il suo spazio, fino a diventare oggi un punto di riferimento nel settore della gioielleria in città.
Il cliente sannita oggi è ancora legato alla tradizione oppure si lascia ispirare dalle novità?
Il cliente sannita è molto legato alla tradizione. La nostra ricchezza proviene dalla terra. Benevento è una provincia molto vasta dal punto di vista territoriale e molto variegata, con una grande tradizione agricola. Siamo stati tra i più grandi produttori di tabacco in Europa e siamo tra i più importanti produttori di vino.
C’è quindi una tradizione che proviene dalla terra e, di conseguenza, il concetto di cerimonia è ancora molto forte, per fortuna. Sicuramente si è fermata un po’ la vendita quotidiana, però la cerimonia non ha avuto uno stop. Anzi, c’è stato un bellissimo riconoscimento nei confronti della cerimonia.
Noi abbiamo avuto la fortuna di posizionarci su un target medio-alto, quindi la crisi la soffriamo un pochino meno rispetto ai prodotti più low cost e più economici. Il cliente beneventano è sicuramente molto legato alla tradizione.
Cosa vendete maggiormente?
Sicuramente anelli, oggetti di gioielleria, diamanti e le classiche pietre di colore importanti. E anche l’oro, pur essendo oggi molto alto come quotazione, continua a essere ricercato. C’è sempre una rincorsa all’oro.
La mente umana è talmente elaborata e particolare che, quando non si dovrebbe fare una cosa, si fa lo stesso. Quindi c’è una rincorsa all’oro anche quando la sua quotazione cresce.
Guardando ai prossimi cinque anni, come immagina la gioielleria di provincia: più digitale, più esperienziale o ancora legata alla tradizione?
Sicuramente la immagino come un settore che deve far capire, o comunque deve comunicare, un concetto importantissimo. Negli anni, forse perché eravamo ritenuti l’unico settore e sicuramente il più riconosciuto del lusso, questo aspetto è stato dato un po’ per scontato.
Dobbiamo far capire un concetto fondamentale e posizionarci dal punto di vista pubblicitario e del marketing su uno slogan: il nostro è un oggetto che aumenta di valore nel tempo.
Oggi i nostri concorrenti sono altri settori del lusso: la tecnologia, un telefonino, un iPhone che magari ha un sistema chiuso e dopo due anni deve essere cambiato, oppure i viaggi, che sono comunque considerati beni di lusso.
Se siamo bravi a far capire e a far percepire al cliente che il nostro è un prodotto che negli ultimi 50 anni è sempre aumentato di valore ed è il bene rifugio per antonomasia, possiamo affrontare questa sfida nel mondo del lusso.
Poi sono convinto di una cosa: il futuro oggi è brevissimo. Oggi parte il futuro e ci sarà una netta distinzione tra ciò che verrà fatto con l’intelligenza artificiale e ciò che sarà Made in Italy, fatto a mano.
Questa è la sfida nella quale dobbiamo riuscire a inserirci: le attività devono rimanere, o almeno questa è la nostra volontà, artigianali e devono mantenere un rapporto diretto con il cliente, ma allo stesso tempo devono essere supportate dagli strumenti tecnologici.








