Tradizione artigianale, innovazione tecnologica, sostenibilità e formazione. Sono questi alcuni dei pilastri su cui Bvlgari sta costruendo il proprio futuro industriale. Dalla Manifattura di Valenza agli investimenti nella tracciabilità delle materie prime, fino alla nascita della Scuola Bvlgari realizzata in collaborazione co Tarì Design School, la Maison continua a sviluppare un modello produttivo che punta a coniugare eccellenza manifatturiera, innovazione e crescita delle competenze. Ne abbiamo parlato con Nicolò Rapone, Jewellery Chief Operations Officer di Bvlgari, che ci ha raccontato le sfide dell’innovazione, il ruolo delle nuove tecnologie e le prospettive del settore nei prossimi anni.

Bvlgari è da sempre sinonimo di alta gioielleria e savoir-faire italiano. Come si riesce a bilanciare la tradizione artigianale con l’esigenza di innovazione tecnologica?
Tenendo sempre l’uomo al centro. È una sintesi che racchiude perfettamente il nostro approccio. Ogni volta che introduciamo una nuova tecnologia o un nuovo processo non partiamo mai dal presupposto che la macchina possa sostituire la persona. Al contrario, chiediamo ai nostri artigiani di accompagnarci nell’adozione dell’innovazione, mettendo la loro esperienza al servizio del cambiamento.
Oggi utilizziamo sistemi automatici per alcune fasi produttive, come l’incastonatura, ma sempre sotto la supervisione di professionisti esperti. È l’unico modo per preservare quel patrimonio di competenze che rende unica la gioielleria italiana. La tecnologia ci aiuta a evolvere, a migliorare la qualità e l’efficienza, ma non può sostituire la sensibilità, l’occhio e l’esperienza di chi lavora il gioiello ogni giorno. L’uomo resta il centro del processo produttivo.
Quali sono le tecnologie emergenti che stanno impattando maggiormente sulle vostre attività?
Oggi assistiamo a una vera rivoluzione che coinvolge praticamente ogni aspetto della manifattura. Pensiamo alle tecnologie additive, come la stampa 3D, ormai pienamente integrate nei processi produttivi. In passato si lavorava esclusivamente attraverso tecniche tradizionali; oggi abbiamo a disposizione strumenti che permettono di realizzare prototipi e componenti con una precisione straordinaria.
Questo non significa che le nuove tecnologie sostituiscano quelle esistenti. Accanto ai processi tradizionali di microfusione a cera persa, utilizzati da secoli e ancora oggi fondamentali, troviamo lavorazioni realizzate con macchine a controllo numerico o con sistemi di produzione additiva basati su polveri di metalli preziosi.
Anche automazione e robotizzazione stanno assumendo un ruolo sempre più importante. In passato alcuni test venivano effettuati manualmente da operatori che simulavano per giorni l’utilizzo di una chiusura o di un componente. Oggi questi controlli ripetitivi vengono affidati a robot antropomorfi.
A tutto questo si aggiunge la digitalizzazione perché gestire una realtà complessa come la nostra significa monitorare milioni di componenti, materiali e processi produttivi.
La Manifattura Bvlgari di Valenza è un punto di riferimento internazionale. Qual è stata la sfida più complessa nel realizzarla?
La sfida più grande non è stata la costruzione dell’edificio né l’introduzione delle nuove tecnologie, ma coinvolgere le persone.
Quando abbiamo avviato il progetto della Manifattura Bvlgari di Valenza abbiamo preso una decisione impegnativa: chiedere agli stessi collaboratori che ogni giorno portavano avanti la produzione di partecipare alla progettazione del futuro dell’azienda.
Questo è accaduto sia durante la realizzazione del primo sito, inaugurato nel 2017, sia durante il successivo ampliamento completato nel 2025. Per anni molte persone hanno svolto una sorta di doppio lavoro: da una parte continuavano a garantire la produzione, dall’altra contribuivano alla definizione degli spazi, dei processi e delle soluzioni che sarebbero poi diventati parte integrante della nuova manifattura.
È stato uno sforzo enorme, ma ha creato un forte senso di appartenenza. Non ci siamo limitati ad affidarci a consulenti esterni: abbiamo costruito il progetto insieme alle persone che lo avrebbero vissuto quotidianamente. Questo ha permesso a tutti di sentirsi protagonisti del cambiamento.


Oltre alla manifattura, c’è un progetto recente di cui va particolarmente fiero?
Senza dubbio la ScuolaBvlgari. È un progetto che considero fondamentale perché guarda al futuro del settore e non soltanto a quello dell’azienda.
Abbiamo deciso di creare una scuola aperta anche all’esterno, capace di offrire una formazione strutturata e riconosciuta, integrata all’interno del nostro ecosistema produttivo. In questo percorso un ruolo centrale è svolto da TarìDesign School l Tarì di Marcianise, partner strategico con cui condividiamo la stessa visione sulla formazione e sulla valorizzazione delle competenze.
Questa collaborazione ci consente di mettere insieme esperienza manifatturiera, cultura d’impresa e capacità didattica. Non si tratta semplicemente di formare potenziali futuri talenti Bvlgari. L’obiettivo è contribuire alla crescita dell’intero comparto, offrendo ai giovani la possibilità di apprendere un patrimonio di conoscenze che rischierebbe altrimenti di andare disperso. Gli studenti della Scuola Bvlgari, infatti, non hanno alcun obbligo di assunzione o impiego, frequentano i corsi con il solo scopo di apprendere il mestiere dai migliori maestri orafi, con l’auspicio che i più talentuosi scelgano successivamente di entrare a far parte di Bvlgari
Oggi il consumatore chiede sempre più trasparenza. Come state affrontando il tema della tracciabilità delle materie prime?
È un tema sul quale abbiamo investito moltissimo negli ultimi anni. Da tempo siamo certificati secondo i più rigorosi standard internazionali e utilizziamo esclusivamente oro riciclato certificato.
Per quanto riguarda i diamanti, acquistiamo esclusivamente pietre che rispettano protocolli riconosciuti a livello internazionale, come il Kimberley Process, oltre a ulteriori sistemi di certificazione della filiera.
Ma il nostro impegno non si ferma qui. Oggi siamo in grado di ricostruire il percorso produttivo di un gioiello partendo dal numero seriale e risalendo fino ai lotti di materia prima che hanno contribuito alla realizzazione dei singoli componenti.
Abbiamo inoltre esteso questo sistema di controllo all’intera rete di fornitori. Questo significa poter garantire che il materiale certificato utilizzato nei nostri gioielli mantenga la propria integrità lungo tutta la filiera produttiva.
Si tratta di un lavoro estremamente complesso, che richiede il coinvolgimento di tutti gli attori della catena del valore. Tuttavia, riteniamo che la trasparenza sia un elemento fondamentale per il futuro del lusso. Attraverso strumenti come il Digital Product Passport, il cliente potrà accedere a informazioni sempre più dettagliate sull’origine delle materie prime e sul percorso che ha portato alla realizzazione del gioiello acquistato.


Negli ultimi anni le tensioni geopolitiche hanno creato difficoltà a molte aziende. Come avete gestito questa fase?
Abbiamo dovuto affrontare sfide importanti, soprattutto sul fronte dell’approvvigionamento di alcune materie prime. Come molte altre aziende del settore abbiamo adeguato le nostre attività alle normative internazionali e alle evoluzioni del contesto geopolitico.
Fortunatamente siamo riusciti a garantire continuità alle nostre attività produttive. Dal punto di vista logistico, il fatto che gran parte delle nostre spedizioni avvenga per via aerea ci ha consentito di limitare l’impatto di alcune criticità che hanno interessato altri canali di trasporto.
Naturalmente non bisogna considerare solo gli aspetti industriali. Abbiamo seguito con attenzione le situazioni che hanno coinvolto i nostri collaboratori e le comunità presenti nelle aree interessate dai conflitti, cercando di garantire il massimo supporto possibile.
Guardando ai prossimi cinque-dieci anni, quale sarà la trasformazione più importante che il settore dovrà affrontare?
Probabilmente l’intelligenza artificiale. Si tratta di una tecnologia che sta bussando con grande forza alle porte di ogni settore industriale e che offre opportunità enormi.
La vera sfida, però, non è tanto avere accesso agli strumenti quanto imparare a utilizzarli correttamente. Le applicazioni legate alla computer vision, al machine learning e all’analisi avanzata dei dati stanno già dimostrando un grande potenziale nel mondo manifatturiero. Non credo che l’intelligenza artificiale debba essere vista come una minaccia. Al contrario, rappresenta una straordinaria opportunità per migliorare processi, qualità e capacità decisionale.
Accanto all’innovazione tecnologica, però, resta fondamentale il tema delle competenze. Oggi la nostra popolazione aziendale comprende 39 nazionalità diverse e la formazione rappresenta una priorità strategica. Per questo continuiamo a investire nella collaborazione con scuole e istituti di formazione, oltre che nella Scuola Bvlgari sviluppata insieme al Tarì.
Il futuro del gioiello sarà certamente più tecnologico, più connesso e più digitale, ma continuerà a dipendere soprattutto dalle persone, dalla loro capacità di innovare senza perdere il legame con il sapere artigianale.










