Nel panorama internazionale del gioiello, Vicenzaoro rappresenta molto più di una manifestazione fieristica. È un osservatorio privilegiato sui cambiamenti del settore, ma soprattutto un luogo dove business, creatività, manifattura e strategie industriali si incontrano.
Vicenza, storicamente legata al comparto orafo, è diventata col tempo un laboratorio permanente del Made in Italy, dove la dimensione espositiva dialoga continuamente con quella imprenditoriale. La fiera non è più soltanto una vetrina commerciale, ma uno spazio strategico di networking, innovazione e costruzione del futuro del settore.
Per approfondire il ruolo sempre più cruciale di Vicenzaoro, abbiamo incontrato Matteo Farsura, Global Exhibition Manager Jewellery&Fashion Division IEG

Vicenzaoro oggi è uno degli appuntamenti più importanti del settore a livello internazionale. Come si è evoluta la manifestazione negli ultimi anni?
Negli ultimi anni Vicenzaoro ha confermato il proprio ruolo di piattaforma internazionale di riferimento per l’intera industria del gioiello. Da tempo registriamo il sold out dal punto di vista espositivo e una presenza sempre più internazionale. A gennaio 2026 abbiamo raggiunto un risultato molto importante, con operatori provenienti da oltre 180 Paesi. Questo dimostra il livello di opportunità che Vicenzaoro riesce a offrire sia agli espositori sia ai visitatori. Abbiamo affrontato anche una fase di transizione importante con i lavori di ampliamento concretizzatisi durante quest’edizione di settembre con l’inaugurazione del nuovo padiglione.
Quanto conta la capacità di creare connessioni tra imprese, mercati e innovazione?
Oggi non parliamo più semplicemente di “fiera”, ma di una piattaforma che consente a espositori e visitatori di fare tre cose fondamentali: business, formazione e networking.
Questi tre pilastri guidano la costruzione di ogni edizione di Vicenzaoro e T.Gold. L’obiettivo è creare occasioni concrete di incontro tra operatori, ma anche momenti di aggiornamento professionale e confronto con le figure più autorevoli del settore.
In un mercato sempre più complesso, quanto è importante il dialogo tra distretti produttivi, aziende e piattaforme fieristiche?
Le piattaforme fieristiche si sono dimostrate strumenti essenziali, soprattutto negli ultimi anni. Lo abbiamo visto chiaramente nel post-Covid: nonostante la crescita degli strumenti digitali, gli eventi fisici restano imprescindibili.
Nel gioiello questo è ancora più evidente, perché il prodotto deve essere visto, toccato e raccontato direttamente dal produttore.


Sostenibilità e tecnologia stanno trasformando profondamente il settore. Come si riflettono questi temi all’interno di Vicenzaoro?
La tecnologia oggi rappresenta il vero motore dell’innovazione del settore. Proprio per questo T.Gold, la manifestazione dedicata alle tecnologie per l’oreficeria e la gioielleria, ha da questa edizione una nuova collocazione all’interno del quartiere fieristico, ancora più integrata con Vicenzaoro.
In questo modo il mercato internazionale avrà la possibilità, due volte l’anno, di vedere da vicino le eccellenze italiane dell’innovazione e della competitività tecnologica.
Vicenzaoro può essere considerata un modello di integrazione a 360 gradi?
Assolutamente sì. Oggi il 60% delle 1.300 aziende presenti a Vicenzaoro è italiano e rappresenta tutti i principali distretti produttivi del Paese: Vicenza, Valenza, Arezzo, la Campania e realtà specifiche come Torre del Greco. Ogni distretto porta con sé caratteristiche distintive e Vicenzaoro rappresenta la piattaforma ideale per mostrarle al mondo.
Anche il territorio gioca un ruolo fondamentale nell’esperienza dei buyer internazionali. Chi arriva a Vicenza viene per fare business, ma anche per vivere l’italianità, la cultura e il patrimonio storico del nostro Paese.


Quale sarà il ruolo di Vicenzaoro nella costruzione delle nuove geografie del business del gioiello?
Il nostro obiettivo è continuare a essere una piattaforma internazionale di riferimento, non solo in Europa ma a livello mondiale. Non puntiamo semplicemente a crescere nei numeri, ma a selezionare aziende capaci di offrire valore reale al mercato.
Allo stesso tempo continueremo a investire nella formazione, attraverso workshop tecnici e collaborazioni con associazioni italiane e internazionali, e nel networking, valorizzando sempre di più il territorio e l’italianità.










