Trent’anni di storia che si intrecciano con l’evoluzione economica e sociale di un territorio. Per Maria Luigia Iodice, sindaca di Marcianise, il Tarì rappresenta molto più di un centro orafo: è una realtà che ha accompagnato il passaggio della città da un’economia prevalentemente agricola a una fase di piena industrializzazione, diventando nel tempo un simbolo dell’eccellenza produttiva e del Made in Italy. Un percorso che la prima cittadina ha seguito fin dagli inizi, partecipando anche all’inaugurazione del centro.
Il Tarì celebra trent’anni di attività, un anniversario importante per Marcianise e per l’intero territorio casertano. Quale valore rappresenta questa realtà per il territorio?
Questa domanda meriterebbe una risposta lunghissima, perché per me è un momento bellissimo. È un anniversario che rimarrà negli annali, anche perché ero presente all’inaugurazione del Tarì. All’epoca mio marito era consigliere comunale nel Comune che ospita il centro orafo, quindi ho potuto seguirne l’evoluzione, il progresso e il successo.
Ricordo che in quei giorni arrivavo da un convegno medico a Vicenza e avevo colto l’occasione per visitare quella che conoscevo come la città dell’oro. Quando poi venni al Tarì, mi resi conto che non si trattava semplicemente di una succursale di quel modello, ma di una realtà magnifica, con una propria identità e una capacità di crescita straordinaria.
Negli anni, il Tarì ha saputo rappresentare anche il contesto socioeconomico in cui si è sviluppato. L’opulenza e il lusso del centro rispecchiavano fedelmente la società di quel periodo, caratterizzata da una forte spinta ai consumi. Marcianise e il nostro territorio stavano passando da una fase prevalentemente agricola a una piena industrializzazione, con le due realtà che convivevano e un benessere economico che coinvolgeva moltissime famiglie. In questo scenario, il Tarì diventava anche l’espressione di una stagione di trasformazione e crescita per l’intera comunità.








