Interviste
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Corallo e cammeo, da Torre del Greco il simbolo Made in Italy

Nel cuore di Torre del Greco, il corallo e il cammeo non sono semplici materiali, ma identità, storia e cultura produttiva. Due lavorazioni antiche che, ancora oggi, continuano a rappresentare una delle espressioni più autentiche del Made in Italy, dove la manualità dell’artigiano resta il centro irrinunciabile del processo creativo.

In un settore in cui innovazione tecnologica e digitalizzazione stanno ridisegnando metodi e linguaggi, queste eccellenze si trovano a dover affrontare una sfida particolare: mantenere intatta la propria anima artigianale, aprendosi al tempo stesso a nuovi strumenti e nuove modalità di progettazione.

Di questo equilibrio tra tradizione e futuro, dei mercati internazionali e del valore strategico del riconoscimento IGP per il corallo e il cammeo di Torre del Greco, abbiamo parlato con Vincenzo Aucella, Presidente di Assocoral e figura centrale nella tutela e valorizzazione di una delle più importanti filiere del gioiello italiano.

Presidente, come si può coniugare oggi l’artigianalità della lavorazione del corallo o del cammeo con le innovazioni tecnologiche?

Innanzitutto queste due lavorazioni hanno la peculiarità di essere frutto di puro artigianato e proprio per questo motivo forse rappresentano uno dei pochi veri Made in Italy semplicemente perché sono oggetti completamente legati all’uso delle mani. Detto ciò, anche le nuove tecnologie ci aiutano in alcune fasi soprattutto della progettazione. Oggi, per esempio, si adopera sempre di più l’intelligenza generativa per generare immagini che poi vengono sottoposte al cliente. Ovviamente, una volta ricevuto il feedback del cliente poi saranno sempre le mani degli artigiani a garantire il prodotto di qualità finale. C’è poi tutto un supporto legato anche al montaggio di un corallo o di un cammeo. Insomma, l’innovazione tecnologica è una sfida che nessuno può evitare.

Quali sono i mercati del mondo in cui lavorazioni così uniche riescono a penetrare con più facilità?

Sicuramente in Paesi dove c’è la cultura del bello e l’amore per il prodotto italiano come il Giappone, ma abbiamo nicchie di mercato un po’ in tutto il mondo. Ovviamente quando parliamo di corallo e di cammeo bisogna fare anche una distinzione: il corallo non è sempre un oggetto a sé stante nel mondo della gioielleria. Molta richiesta, infatti, è relativa a tutti quei semi-lavorati legati alla costruzione di rosari, alle esposizioni artistiche e così via.

Nel 2025 il Distretto orafo campano ha promosso il percorso per il riconoscimento IGP per il corallo e il cammeo. Che impatto concreto può avere questo traguardo sulla tutela e sul posizionamento internazionale di queste eccellenze?

Per noi l’IGP rappresenta l’ennesima sfida da vincere e per fare questo ci siamo dovuti strutturare tramite il consorzio corallo e cammeo torrese, un progetto nato proprio con l’obiettivo di raggiungere il riconoscimento. L’IGP è quel marchio che lega un prodotto a una città o ad un territorio e per noi era doveroso legare corallo e cammeo a Torre del Greco. Posso dire con orgoglio di essere stati tra i primi ad aver presentato la richiesta per questa ambita certificazione. Oggi più che mai Torre del Greco è la capitale mondiale della lavorazione del corallo e del cammeo. Questa gratificazione può rappresentare quel tassello in più quando ci affacciamo alla vendita nei mercati internazionali.

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