In un mondo in cui l’intelligenza artificiale produce testi e immagini in pochi istanti e la comunicazione digitale corre a velocità sempre più elevate, il valore del racconto sembra risiedere paradossalmente proprio nella capacità di fermarsi. È da questa riflessione che parte Massimo Russo, direttore di Harper’s Bazaar Italia, che vede nella relazione tra persone, nell’esperienza fisica e nella profondità del racconto gli elementi ancora centrali dell’informazione. Un tema particolarmente significativo quando si parla di gioielleria: un oggetto materiale, prezioso e destinato a durare nel tempo, la cui storia è fatta di dettagli, competenze e cultura materiale. Il digitale amplia i pubblici e moltiplica le possibilità di comunicazione, ma non sostituisce quella dimensione tattile, esperienziale e narrativa che permette di comprendere davvero il valore di un gioiello.
Massimo, lei ha attraversato molte delle evoluzioni dell’informazione e della comunicazione digitale. Che senso ha oggi, in un mondo in cui l’intelligenza artificiale crea contenuti a una velocità rapidissima, genera immagini e testi e sintetizza informazioni, la nascita di una testata fatta di persone che racconta un sapere artigiano concreto come quello orafo?
La relazione. La relazione tra persone. Raccontare il mondo dell’oreficeria, in questo caso, attraverso le relazioni tra le persone e immaginando tutto quello che si può fare utilizzando gli strumenti che abbiamo a disposizione.
Quindi perché no, anche l’intelligenza artificiale, e domani, se ci fosse una connessione neuronale, anche quella. L’importante è utilizzare ogni strumento nel modo più efficace.
Ma ci sono strumenti ed esperienze che continuano ad avere un valore fondamentale. Le conversazioni, gli eventi, gli incontri, perché le esperienze sono importanti. E le esperienze fisiche diventano sempre più importanti in un mondo sempre più digitale.
Noi siamo rimasti analogici.
E continuiamo a utilizzare anche strumenti antichi come la stampa, che però offre un piacere tattile che altri strumenti non possono dare. Allo stesso tempo, abbiamo il servizio e la possibilità di raggiungere i nostri utenti e il nostro pubblico in qualsiasi momento attraverso i telefoni, i laptop e i tablet.
Il gioiello è probabilmente uno degli oggetti più materiali che esistano: si tocca, si guarda, si indossa e si tramanda di generazione in generazione. Cosa succede quando il racconto più etereo possibile, quello dell’informazione digitale, incontra invece l’oggetto più concreto e prezioso che ci sia?
Uno dei rischi, vista la quantità e la velocità della comunicazione digitale, è che tutto si perda in una specie di rumore di fondo.
Il gioiello, invece, è uno di quei prodotti in cui i dettagli fanno la differenza. La storia che sta dietro a una pietra, a una montatura, a un’incastonatura; il lavoro, la cultura materiale che ha prodotto quell’oggetto; la scelta di realizzarlo in un determinato modo e non in un altro.
Sono tutti dettagli che credo possano essere apprezzati a fondo soltanto attraverso un tempo e una modalità di racconto che vadano oltre l’esclusiva dimensione delle grandi piattaforme social e del digitale.
Gli strumenti digitali sono straordinari, perché ci permettono di raggiungere pubblici nuovi e di essere ampi e rilevanti come non saremmo mai stati prima, per esempio a livello internazionale. Ma devono essere comunque parte di un menù che comprende momenti molto diversi: momenti di incontro e modalità di fruizione differenti, come quelle che una rivista o un magazine possono offrire.








