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Tormaline di Abuloo, nuovi dati sul ritrovamento cuprifero in Etiopia

Il nuovo ritrovamento di tormaline cuprifere nella zona di Abuloo, in Etiopia, potrebbe aggiungere una nuova voce alla geografia delle gemme più ricercate. Un primo studio gemmologico su 21 esemplari grezzi ha infatti evidenziato una composizione chimica molto variabile, con alcuni campioni che possono essere classificati come tormaline Paraíba e altri che, invece, appartengono a differenti tipologie cuprifere.

Le analisi, condotte tra il 24 e il 26 giugno 2026 a Bangkok da VP Consulting WLL, in collaborazione con il C. Dunaigre Gem Lab e il Laboratoire Français de Gemmologie (LFG), hanno utilizzato tecniche EDXRF e spettroscopia UV-Vis. Dei 21 campioni esaminati, dieci sono risultati di qualità particolarmente elevata e di alto valore; uno è stato immediatamente sfaccettato e ha mostrato una forte presenza di rame e concentrazioni relativamente contenute di ferro.

Il rame è effettivamente presente in quantità significative nella maggior parte degli esemplari e contribuisce alle spettacolari tonalità comprese tra blu e verde. A distinguere il materiale di Abuloo rispetto alle classiche tormaline cuprifere brasiliane è però la presenza, in molti campioni, di concentrazioni moderate o elevate di ferro, oltre a quantità variabili di manganese.

È proprio questa variabilità a rendere il ritrovamento particolarmente interessante dal punto di vista gemmologico. I campioni analizzati mostrano infatti differenze sostanziali nei livelli di rame, ferro e manganese, mentre la presenza di elementi in tracce come gallio, zinco, piombo e bismuto potrebbe diventare utile in futuro per distinguere le tormaline di Abuloo da quelle provenienti da altri giacimenti.

Sul piano della classificazione, il quadro è quindi più complesso di quanto possa suggerire il termine Paraíba. Gli esemplari nei quali il rame rappresenta il principale cromoforo possono essere classificati come tormaline Paraíba secondo i criteri della LMHC Information Sheet No. 6. Le pietre maggiormente ricche di ferro, invece, derivano gran parte della propria colorazione proprio da questo elemento e risultano più correttamente classificabili come indicoliti. Altri campioni si collocano in una zona intermedia, dove la definizione può rimanere aperta all’interpretazione.

Lo studio mette inoltre in discussione l’ipotesi di una stretta somiglianza tra questo materiale e le tormaline Paraíba brasiliane. Secondo gli autori, la composizione della maggior parte dei campioni analizzati appare più vicina alle tormaline Fe-Cu riportate in precedenza in Nigeria. Si tratta tuttavia di conclusioni preliminari, che dovranno essere verificate attraverso un campionamento molto più ampio e ulteriori analisi mineralogiche, spettroscopiche e geochimiche.

Un altro aspetto riguarda il trattamento termico. La diversa presenza di manganese potrebbe infatti influenzare la risposta delle pietre al riscaldamento: gli esemplari con basse concentrazioni di manganese potrebbero mostrare miglioramenti cromatici più limitati rispetto a quelli con livelli più elevati.

La scoperta di Abuloo rappresenta dunque un nuovo tassello nel panorama mondiale delle tormaline cuprifere, ma non autorizza ancora a considerare tutto il materiale proveniente dal giacimento come Paraíba. La distinzione tra le diverse varietà è complessa anche a livello visivo e la spettroscopia UV-Vis-NIR rimane uno degli strumenti fondamentali per una classificazione corretta.

Per la gemmologia, la partita è appena iniziata: serviranno nuovi campioni e studi sul posto per capire la reale estensione del giacimento, la variabilità del materiale e il peso che questa nuova scoperta potrà avere nel mercato internazionale delle tormaline di qualità.

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