Ancora! E questa volta la cronaca arriva proprio nella giornata in cui, a Trento e Pordenone, vengono sottoscritti due nuovi protocolli per rafforzare la sicurezza delle gioiellerie.
Ieri sera, 3 novembre, tre rapinatori hanno preso di mira la gioielleria “Il Gioiello” di Abano Terme, in provincia di Padova.
Un altro episodio, un’altra gioielleria nel mirino. Ancora una volta la consapevolezza che dietro ogni notizia di cronaca ci sono imprenditori e famiglie costretti a confrontarsi con una minaccia che non può essere considerata parte inevitabile del mestiere.
È in questo scenario che assumono un significato ancora più concreto i due protocolli sottoscritti ieri da Federpreziosi Confcommercio: a Trento con il Commissario del Governo, Isabella Fusiello e a Pordenone con il Prefetto, Michele Lastella
Due nuove intese che si aggiungono a quelle già sottoscritte in numerose province italiane e danno seguito al rinnovo dell’accordo nazionale firmato lo scorso 17 giugno al Viminale dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e dal presidente nazionale di Federpreziosi Confcommercio Stefano Andreis.
A Trento, ha preso parte lo stesso Andreis, nella duplice veste di presidente provinciale e nazionale della categoria, affiancato dal direttore nazionale Steven Tranquilli e a Pordenone il presidente provinciale, Aldo Biscontin.
Due fatti diversi, avvenuti a poche ore di distanza, che raccontano la stessa urgenza: non possiamo limitarci a registrare l’ennesima rapina. Dobbiamo rafforzare, con ogni strumento disponibile, la capacità di prevenirla.

Il primo elemento qualificante dei protocolli è la possibilità di istituire un canale diretto e riservato tra Federpreziosi e le Forze di polizia. Non un semplice recapito al quale rivolgersi in caso di necessità, ma uno strumento per raccogliere, analizzare e condividere informazioni su furti, rapine, truffe e comportamenti sospetti, individuando modalità ricorrenti e possibili nuove minacce. Il confronto trova nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica la propria sede istituzionale, con la partecipazione dei rappresentanti territoriali della categoria e l’analisi dei dati statistici messi a disposizione dal Prefetto. In questo modo, l’esperienza quotidiana dei gioiellieri può contribuire direttamente alla valutazione dei fenomeni criminali che li riguardano e all’individuazione di misure preventive mirate. Prevista anche l’individuazione di referenti provinciali delle Forze di polizia e di Federpreziosi, per rendere più tempestiva la comunicazione di situazioni anomale e informazioni di interesse operativo. Resta, naturalmente, il 112 come riferimento prioritario per le emergenze, mentre per le segnalazioni non urgenti potrà essere utilizzata anche YouPol, l’applicazione della Polizia di Stato che consente di trasmettere fotografie, video e informazioni direttamente alle sale operative delle Questure. Un altro punto qualificante riguarda la formazione degli operatori, con incontri tenuti dalle Forze dell’ordine, simulazioni pratiche e aggiornamenti sulle misure antirapina. Perché riconoscere un comportamento sospetto, sapere come reagire a una minaccia o conoscere le procedure da seguire può fare la differenza. Sul fronte tecnologico, gli accordi favoriscono l’adozione di sistemi aggiornati di videosorveglianza e video-allarme antirapina, integrabili con le centrali operative della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri. Particolarmente importante, per le gioiellerie, anche la possibilità di conservare le immagini fino a sette giorni, anziché limitarsi alle 24 ore comunemente adottate da molti esercizi commerciali. Una misura che, nel rispetto delle disposizioni sulla protezione dei dati personali e in presenza di effettive e documentate esigenze di sicurezza, può rivelarsi preziosa per ricostruire episodi criminosi e agevolare le indagini. Non soltanto telecamere, dunque. Il vero salto di qualità sta nel mettere in relazione tecnologia, informazioni e conoscenza del territorio, riconoscendo agli operatori un ruolo attivo nella prevenzione.
Intanto, il percorso prosegue anche in Toscana. Leandro Cavicchi, Presidente di Federpreziosi Confcommercio Pistoia e Prato ha incontrato il Prefetto di Pistoia, avviando il confronto in vista della sottoscrizione del protocollo. Prima della firma, però, è stato deciso di coinvolgere direttamente gli operatori orafi della provincia in un incontro fissato per lunedì 9 novembre, per raccogliere non solo le esigenze delle imprese ma generare un confronto sul tema della sicurezza. Venerdì 6 novembre sarà invece la volta del Prefetto di Prato, con un incontro finalizzato ad avviare un analogo percorso di collaborazione.
Un’impostazione che merita attenzione: ascoltare prima gli operatori, individuare le criticità e costruire su queste basi gli impegni da assumere. Perché un protocollo funziona se chi è chiamato a beneficiarne ne conosce le opportunità e contribuisce a renderlo operativo. “Non abbiamo mai pensato che un protocollo possa risolvere, da solo, i problemi della sicurezza”, osserva il presidente nazionale Stefano Andreis. “Ma non possiamo neppure limitarci a esprimere indignazione ogni volta che una gioielleria viene colpita. La collaborazione con le istituzioni e le Forze dell’ordine è uno degli strumenti più concreti che abbiamo a disposizione. Il nostro compito è rafforzarla, coinvolgere gli operatori e fare in modo che nessuno si senta lasciato solo. Le ultime iniziative di Trento e Pordenone, insieme a quelle in preparazione a Pistoia e Prato, che seguono quelle già avviate sul territorio, confermano, che il percorso intrapreso può e deve essere esteso ad altre province”.
È proprio questo il messaggio che emerge dalla giornata. In un settore composto prevalentemente da piccole imprese, spesso gestite dal titolare e da pochissimi collaboratori, la sicurezza non può essere affidata esclusivamente alle risorse e alle iniziative individuali. Le associazioni territoriali possono svolgere un ruolo decisivo nel costruire rapporti stabili con Prefetture, Questure e Comandi delle Forze dell’ordine, favorendo la diffusione di strumenti e procedure che, altrimenti, rischierebbero di rimanere poco conosciuti. Le sottoscrizioni di Trento e Pordenone non rappresentano dunque un punto d’arrivo, ma la prosecuzione di un lavoro che ha già coinvolto numerose province e che ora deve trovare ulteriore impulso. Nessuno si illude che basti una firma a fermare la criminalità. Ma sarebbe altrettanto sbagliato sottovalutare il valore di un sistema capace di condividere informazioni, anticipare i rischi e migliorare la capacità di risposta. Da mesi raccontiamo rapine, furti e spaccate. Oggi raccontiamo anche ciò che si sta facendo per prevenirli. Ed è una notizia che merita altrettanta attenzione.









