Prezzo dell’oro, nuovi comportamenti d’acquisto, turismo e sicurezza. Per Ciko Orefice, presidente di Federpreziosi Campania e titolare di CikOrefice gioielli a Napoli, il dettaglio orafo sta attraversando una fase di trasformazione che richiede maggiore consapevolezza da parte dei clienti e nuove competenze da parte degli operatori. A partire dalla capacità di raccontare il valore del gioiello, non solo come accessorio ma come prodotto con una storia, una filiera e un patrimonio di conoscenze. Sul fronte regionale, sicurezza, formazione e comunicazione sono invece le direttrici sulle quali concentrare il lavoro per accompagnare il settore verso il futuro.
Viviamo un momento particolare, con il prezzo dell’oro ai massimi storici e diverse gioiellerie che stanno chiudendo. Dal suo punto di osservazione, come è cambiato il modo di acquistare dei clienti?
Ci sono due aspetti molto importanti. Il primo è il valore dell’oro che, avendo raggiunto livelli decisamente inattesi e inaspettati, influenza molto le modalità di acquisto.
Si arriva a un acquisto decisamente più consapevole e anche più etico. La consapevolezza sta nel percepire il valore intrinseco del gioiello, per cui si è forse anche più rassicurati. Questo fa capire quanto sia un acquisto che preserva il valore: non solo quello simbolico del gioiello, quindi del momento in cui lo si acquista e della possibilità che questo bell’oggetto venga tramandato e diventi parte della famiglia, ma anche la certezza di aver ben speso i propri soldi.
È qualcosa che nel tempo manterrà sempre il suo valore, anche economico, oltre a quello sentimentale legato al gioiello.
Per quanto riguarda invece l’acquisto in una zona come Chiaia, è cambiato anche questo aspetto. Da qualche anno stiamo avendo un contatto sempre più importante con la clientela straniera e turistica. Come succede con tutti i turisti, si tratta di acquisti un po’ più emozionali: può aiutare una bella vetrina, un bel servizio in store, così come la conoscenza delle lingue, che permette uno scambio più fluido e confortevole con la clientela.
Questo ci permette di ampliare quella che è la nostra utenza abituale.
Quali soluzioni crede che debbano essere messe in campo per sostenere concretamente i dettaglianti del comparto?
Al di là delle azioni che competono naturalmente a tutti noi, legate alla crescita umana, personale e quindi inevitabilmente professionale, credo molto nell’idea di spingere sempre di più sulla consapevolezza da parte dell’utente finale di quello che è il mondo della gioielleria.
Non dobbiamo svilire il gioiello a semplice accessorio, ma tornare a quello che era il suo ruolo primario. Bisogna essere bravi divulgatori di quello che è il nostro settore e della professionalità che comporta essere un gioielliere.
Non è un lavoro di semplice scambio tra venditore e acquirente. È un mestiere che porta con sé storia, conoscenza del prodotto e anche conoscenza dell’etica che ruota attorno al gioiello: la filiera corretta, le metodiche di vendita corrette.
Mi auguro inoltre che, stimolando questa conoscenza, si possano coinvolgere le nuove generazioni e alternare chiaramente forze nuove, non solo familiari. Come abbiamo spesso sottolineato, oggi i ragazzi non sempre sono orientati al commercio in generale e ancora meno a quello del nostro settore.
Dobbiamo riuscire a coinvolgerli e a far sì che continuino a portare avanti quest’arte meravigliosa che è la gioielleria.
Lei è gioielliere di terza generazione, ma dal 1997 ha deciso di aprire un suo negozio qui nel centro di Napoli, a Chiaia. Cosa ha portato della tradizione familiare e cosa invece ha deciso di fare diversamente?
Credo che, più del semplice apporto lavorativo, la cosa più importante che spero di aver portato avanti della tradizione familiare siano i valori umani che mi sono stati tramandati. Quelli dei miei genitori, che mi hanno insegnato prima personalmente e poi applicato al mondo del lavoro: l’onestà, la lealtà, l’abnegazione al lavoro e anche il sacrificio, che adesso comincia a diventare un po’ merce rara.
Questi sono senza dubbio gli elementi che mi sono ritrovato nella costruzione del mio percorso lavorativo.
Sono stato fortunato perché, essendo nato nel settore, ho avuto dei passaggi quasi osmotici con i miei genitori e questo mi ha aiutato tanto. Devo dire che i miei genitori mi hanno aiutato in tanti modi e a entrambi devo una grande riconoscenza.
Quello che ho apportato personalmente, spero, è stata la contestualizzazione nel corso degli anni: riuscire in qualche modo a lasciare la radice storica della mia famiglia, ma con un tocco di adeguatezza al tempo e al periodo.
Sono ormai trent’anni che lavoro in proprio e, con grande piacere, ultimamente vedo arrivare i figli dei miei primi clienti, ormai grandi anche loro, che intraprendono nuovi percorsi personali e costruiscono nuove famiglie.
È bellissimo vedere, anche nel terzo millennio, il simbolo del gioielliere, l’istituzione del gioielliere come riferimento familiare. È qualcosa che riempie d’orgoglio e fa bene al cuore.
Dal 2025 guida Federpreziosi Campania, dopo aver guidato Federpreziosi Napoli. Qual è la battaglia che le sta più a cuore per i gioiellieri della città e della regione?
Sicuramente i problemi regionali sono un piccolo focus di quelli che sono, ovviamente, i problemi nazionali. Quello che posso provare a fare e a cui posso dare un piccolo contributo con il mio impegno è lasciare sempre acceso il focus dell’attenzione sulla sicurezza.
Purtroppo non viviamo un periodo semplice. La cronaca nera è piena di brutti incidenti che i miei colleghi hanno dovuto subire e ne sappiamo ormai tanti, quasi all’ordine del giorno.
La battaglia personale per quanto riguarda Federpreziosi Campania, senza dubbio, in questo momento è molto incentrata sulla sicurezza.
Ma anche sullo sviluppo della comunicazione e sulla formazione. Il nostro è un settore che ha sempre avuto un’allure, per così dire, statica nel senso buono del termine, però deve comunque fare i conti con il passare del tempo e adeguarsi.
Dobbiamo adeguarci nella comunicazione e nelle metodiche di vendita a quello che è il momento attuale. Crescere e crescere anche in questo senso sono sicuramente i progetti che in questo momento stiamo portando avanti con maggiore impegno.








