Nuove tensioni sul fronte del commercio internazionale rischiano di incidere ancora una volta sull’industria mondiale del gioiello. L’amministrazione statunitense ha infatti introdotto una nuova tornata di dazi che interessa numerosi Paesi strategici per l’approvvigionamento di diamanti, pietre preziose, gioielli e metalli preziosi, modificando ulteriormente lo scenario per produttori, esportatori e retailer.
Le nuove misure, entrate in vigore il 24 luglio 2026, sono state adottate facendo riferimento alla Section 301 del Trade Act del 1974 e colpiscono circa 60 Paesi che, secondo l’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR), non avrebbero applicato in modo adeguato le norme contro il lavoro forzato.
Per il comparto orafo e gemmologico si tratta di un provvedimento particolarmente significativo, poiché coinvolge alcune delle principali aree mondiali di produzione e lavorazione. L’India, primo polo internazionale per il taglio dei diamanti e uno dei maggiori esportatori di gioielli verso gli Stati Uniti, sarà soggetta a un dazio del 10%. Per Cina, Hong Kong, Israele, Thailandia, Turchia ed Emirati Arabi Uniti, invece, l’aliquota salirà al 12,5%.
La situazione risulta differente per alcuni partner commerciali che hanno già accordi con Washington. Per i prodotti provenienti dall’Unione Europea, così come da Taiwan, la tariffa viene applicata solo nella misura necessaria a raggiungere un’imposizione complessiva del 10%, considerando anche il normale dazio doganale (MFN). Un meccanismo analogo riguarda Giappone, Corea del Sud e Svizzera, con un tetto massimo fissato al 12,5%.
Tra gli aspetti più rilevanti per il settore figura il ripristino dell’esenzione per i diamanti naturali e le pietre preziose lavorati nell’Unione Europea, già prevista in passato e ora nuovamente riconosciuta nel nuovo regime tariffario. La misura rappresenta un elemento di particolare interesse per il distretto diamantifero di Anversa, che continua a rappresentare uno dei principali hub mondiali per il commercio dei diamanti lucidati destinati al mercato statunitense.
Secondo Sara Yood, presidente e CEO della Jewelers Vigilance Committee, il quadro resta tuttavia in continua evoluzione. L’amministrazione americana sta infatti conducendo ulteriori indagini commerciali che potrebbero tradursi in nuove misure tariffarie nei confronti di altri prodotti e mercati. Per questo motivo, aziende e operatori della filiera dovranno continuare a monitorare con attenzione gli sviluppi normativi.
Le nuove tariffe si inseriscono in un contesto già caratterizzato da forte volatilità commerciale e geopolitica. Per il comparto del gioiello internazionale si apre quindi una nuova fase, nella quale la diversificazione delle catene di fornitura, la pianificazione logistica e la gestione dei costi diventeranno elementi sempre più determinanti per mantenere competitività sui mercati globali.








