La sicurezza, la sostenibilità dei costi e le prospettive di sviluppo del dettaglio orafo sono stati al centro dell’incontro “Le gioiellerie italiane. Scenari, politiche e prospettive di sviluppo”, organizzato da Federpreziosi Confcommercio su iniziativa della senatrice Erika Stefani, il 15 ottobre nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica. Un confronto che ha portato all’attenzione delle istituzioni le esigenze di un comparto composto da oltre 11.800 imprese, chiamato a confrontarsi con trasformazioni del mercato e criticità che incidono sulla gestione quotidiana delle attività.

Tra i dati presentati da Pierluigi Ascani, presidente di Format Research, sulla base dell’indagine realizzata per l’Osservatorio Federpreziosi e condotta su 810 operatori italiani, spicca il tema della sicurezza: il 63,4% degli intervistati segnala un peggioramento della situazione, mentre il 94,2% chiede interventi sulle coperture assicurative. Numeri che restituiscono la dimensione di una preoccupazione diffusa, legata non soltanto al rischio criminalità, ma anche alla sostenibilità economica delle misure necessarie per proteggere persone, merci e attività.
Gli stessi dati erano già stati presentati e discussi al Centro Orafo il Tarì, in occasione di Open, durante il talk “Sicurezza e legalità”. La loro ricorrenza nei due momenti di confronto, uno all’interno di un polo di riferimento per la filiera orafo-gioielliera e l’altro nella sede del Senato, evidenzia quanto la sicurezza sia una questione trasversale e quanto i dati inequivocabili raccontino una problematica che riguarda tanto il dettaglio quanto il sistema produttivo e distributivo nel suo complesso. Dalla prevenzione alla tutela assicurativa, il tema richiede risposte capaci di coinvolgere imprese, associazioni e istituzioni.

Ad approfondire le richieste della categoria è stato Stefano Andreis, presidente di Federpreziosi Confcommercio, che ha sottolineato anche i segnali di resilienza emersi dall’indagine. «Dall’indagine emerge anche un forte segnale di tenacia e resilienza», ha dichiarato, richiamando un dato significativo: soltanto il 9,3% degli intervistati risponde negativamente alla domanda se sceglierebbe oggi di aprire una gioielleria. Una disponibilità a continuare a investire che, secondo la Federazione, deve essere accompagnata da condizioni più favorevoli, a partire da una maggiore presenza delle Forze dell’Ordine, dal controllo del territorio e da una riduzione del peso delle coperture assicurative.

Nel confronto istituzionale, il direttore di Federpreziosi Steven Tranquilli ha illustrato inoltre le opportunità offerte dal Protocollo d’intesa sulla videosorveglianza sottoscritto con il Ministero dell’Interno. Il rafforzamento e l’estensione di strumenti di collaborazione di questo tipo anche ad altre attività commerciali potrebbero contribuire a rendere più capillare la rete di prevenzione e sicurezza.
Ad aprire i lavori era stata la senatrice Erika Stefani, che ha indicato sicurezza, innovazione, formazione e valorizzazione del Made in Italy come elementi di una strategia di crescita per il comparto. Gli interventi di Vincenzo Aucella, vicepresidente vicario di Federpreziosi e presidente di Assocoral, e di Agostino Gazzo, consigliere nazionale e presidente di Federpreziosi Genova, hanno invece posto l’attenzione sul rapporto tra produzione e distribuzione e sulla necessità di rafforzare la capacità di trasmettere al consumatore il valore del prodotto, anche attraverso la formazione e il coinvolgimento delle nuove generazioni.

Il confronto al Senato ha così ampliato il dibattito già sviluppato al Tarì durante Open, riportando al centro le condizioni necessarie affinché le gioiellerie possano continuare a operare, investire e tramandare competenze. La sicurezza emerge come una priorità immediata, accanto alla competitività e alla formazione, per sostenere un comparto che conserva un ruolo economico e sociale rilevante nel tessuto commerciale italiano.








