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De Beers, Richemont e Signet entrano nella partita per l’acquisizione

La vendita di De Beers entra in una fase decisiva con l’interesse di due nuovi protagonisti del settore: Richemont, il gruppo svizzero proprietario di Cartier e Van Cleef & Arpels, e Signet Jewelers, uno dei maggiori retailer di gioielleria degli Stati Uniti. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg e Reuters il 15 ottobre, entrambi sono in trattative per entrare nel consorzio guidato da Gareth Penny, ex CEO di De Beers, che si è affermato come offerente preferenziale per rilevare la quota di maggioranza della società. <Cite refs={[“turn597328view0″,”turn597328view1”]}/>

Il Global Diamond Consortium (GDC) è in corsa per acquisire l’85% di De Beers detenuto da Anglo American, che ha avviato il processo di vendita nel 2024 nell’ambito di una più ampia riorganizzazione del gruppo. Il restante 15% è attualmente nelle mani del governo del Botswana, che sta valutando le opzioni per aumentare la propria partecipazione fino a circa il 25%, secondo precedenti indiscrezioni di stampa. La valutazione della società si aggira intorno a un miliardo di dollari, ma l’operazione resta soggetta a negoziazioni e autorizzazioni. <Cite refs={[“turn597328view0″,”turn605113news14”]}/>

L’eventuale ingresso di Richemont avrebbe un significato strategico per il gruppo del lusso, che potrebbe acquisire maggiore controllo su una materia prima centrale per le proprie maison di alta gioielleria. Anche Signet Jewelers, che negli Stati Uniti controlla insegne come Kay Jewelers, Zales e Jared, potrebbe rafforzare il legame tra produzione e distribuzione dei diamanti naturali. Le trattative non garantiscono tuttavia che i due gruppi aderiscano al consorzio, né sono stati resi noti i possibili importi degli investimenti. <Cite refs={[“turn597328view0″,”turn597328view1”]}/>

Il GDC non è l’unico soggetto interessato. Tra le altre offerte figurano quelle di consorzi guidati da Nir Livnat, presidente esecutivo del gruppo diamantario Diacore, e Michael O’Keeffe, presidente non esecutivo di Burgundy Diamond Mines. La partecipazione di operatori industriali e commerciali potrebbe contribuire a definire una struttura proprietaria capace di sostenere l’attività mineraria e rilanciare il posizionamento dei diamanti naturali. <Cite refs={[“turn605113search0″,”turn605113search2”]}/>

La vendita arriva in un momento complesso per De Beers, che dal 2023 registra risultati in perdita. Nel 2025 la società ha riportato una perdita operativa sottostante di 787 milioni di dollari su ricavi vicini ai 3,5 miliardi. Alla debolezza della domanda, soprattutto in Cina, si aggiunge la concorrenza dei diamanti lab-grown, che ha accentuato la pressione sui prezzi.

La partita per De Beers riguarda quindi più di un cambio di proprietà: in gioco ci sono il controllo di una parte rilevante della filiera dei diamanti naturali, il rapporto con i Paesi produttori e le strategie con cui il settore cercherà di recuperare valore in un mercato in trasformazione.

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