Dai lingotti da investimento al passaggio generazionale, Fusco Oro continua a puntare su una storia familiare lunga oltre un secolo. Per Lello Fusco, il valore dell’oro come bene rifugio resta un punto fermo, mentre il futuro dell’attività passa dalla capacità di trasmettere esperienza alle nuove generazioni. Oggi, con la sesta generazione coinvolta nel lavoro e tre figli pronti a raccogliere il testimone, l’azienda guarda avanti mantenendo salde le proprie radici.
Fusco Oro ha costruito nel tempo un’identità precisa nel panorama orafo. Quali sono gli elementi che vi caratterizzano maggiormente e che volete continuare a valorizzare?
La nostra identità è rappresentata dai lingotti d’oro da investimento. È questo il prodotto che realizziamo e commercializziamo, il nostro punto di riferimento. Ringraziando Dio, ci sono molti investitori che continuano a sceglierci, ed è proprio su questa specializzazione che vogliamo proseguire.
Perché, secondo lei, investire in un lingotto d’oro è ancora una scelta importante per le famiglie?
L’oro è sempre stato presente nella tradizione delle famiglie e credo che continuerà a esserlo. Le nostre nonne e bisnonne dicevano che l’oro si compra «per bellezza e per fortezza»: una frase che racchiude bene il doppio valore di questo metallo, ornamentale e al tempo stesso legato alla sicurezza del patrimonio.
L’oro è considerato un bene rifugio da migliaia di anni e continua a esserlo. Ricordo che, quando ero bambino, il prezzo era ancora regolamentato e l’oro costava molto meno rispetto a oggi. Con la liberalizzazione del mercato le quotazioni sono cambiate rapidamente e, nel corso del tempo, sono cresciute fino a raggiungere livelli che allora sarebbero stati difficili da immaginare. Ricordo anche che, quando il prezzo raggiunse determinate soglie, alcuni operatori decisero di fondere il metallo e ritirarsi. Eppure il settore è andato avanti e noi siamo ancora qui. Questo dimostra quanto l’oro continui a mantenere un ruolo importante nel tempo.
Quanto è cambiato il mercato negli ultimi anni e come state interpretando le nuove esigenze del settore?
Durante questa edizione della fiera ho notato una presenza significativa di giovani. Magari è soltanto una mia impressione, ma mi sembra che siano più numerosi, e questo è un segnale importante per il futuro delle attività.
Le nuove generazioni devono avere spazio per portare avanti il lavoro, anche potendo contare sull’esperienza di chi le ha precedute. Gli operatori più anziani possono offrire consigli e trasmettere conoscenze, ma devono anche saper fare un passo indietro e lasciare ai giovani la possibilità di costruire il proprio percorso. È quello che ho cercato di fare anch’io.
Ho tre figli che stanno portando avanti l’attività e la cosa che mi rende più felice è vedere che vanno d’accordo nel lavoro. Non è scontato, perché gestire un’impresa familiare e mantenere unita la famiglia nel tempo richiede impegno e collaborazione. Siamo arrivati alla sesta generazione, in un’attività che ha 107 anni di storia. Sono orgoglioso di questo percorso e penso che continueremo ad andare avanti, trasmettendo alle generazioni future l’esperienza e i valori che ci hanno accompagnato finora.








