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Federpreziosi – Gemme, ora parleranno i fatti!

Settembre 2026 rischia di passare alla storia come il mese in cui il settore gemmologico ha imboccato con decisione la strada della trasparenza. Non cambiano i prodotti presenti sul mercato, ma cambiano le regole con cui dovranno essere presentati ai consumatori. Due decisioni, maturate in ambiti diversi ma accomunate dalla stessa filosofia, sembrano convergere verso un obiettivo comunegarantire un’informazione sempre più chiara, corretta e verificabileLa prima arriva da CIBJO, la Confederazione Mondiale della Gioielleria, che in vista del Congresso internazionale in programma a Vicenza ha anticipato una delle modifiche più significative del Gemstone Blue Book, il riferimento internazionale per la nomenclatura e le regole del settore gemmologico. Dopo un’approfondita revisione, la Commissione Pietre di Colore guidata da Charles Abouchar ha stabilito che, a partire da settembre 2026, le espressioni “laboratory grown” e “laboratory created” non saranno più considerate terminologie accettabili per descrivere le gemme ottenute artificialmente. Resterà un’unica definizione riconosciuta: “sintetico”. La scelta non nasce da una valutazione commerciale né tantomeno da una presa di posizione nei confronti dei diamanti sintetici o delle altre gemme prodotte in laboratorio. Al contrario, la Commissione ribadisce che tali prodotti possiedono essenzialmente la stessa composizione chimica, la medesima struttura cristallina e analoghe proprietà fisiche delle rispettive controparti naturali. Il punto è un altro. Secondo CIBJO, il termine “synthetic” rappresenta la definizione scientificamente più precisa e meno suscettibile di interpretazioni, mentre espressioni come “cresciuto in laboratorio” o “creato in laboratorio”, diffuse negli ultimi anni soprattutto nel comparto dei diamanti sintetici, rischiano di introdurre elementi di ambiguità nella comunicazione commerciale. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare la fiducia del consumatore attraverso un linguaggio semplice, uniforme e privo di equivoci. 
Ma proprio mentre CIBJO interviene sul modo in cui i prodotti dovranno essere denominati, il legislatore europeo interviene sul modo in cui potranno essere raccontati. Dal 27 settembre 2026 entreranno infatti in vigore anche le nuove disposizioni introdotte dal Decreto Legislativo n. 30 del 20 febbraio 2026, che recepisce la direttiva europea 2024/825 contro il greenwashing. Le imprese potranno continuare a valorizzare le caratteristiche ambientali e sociali dei propri prodotti, ma dovranno essere in grado di dimostrare ciò che dichiarano. Ogni claim ambientale dovrà poggiare su elementi documentabili, misurabili e verificabili. Le etichette di sostenibilità dovranno basarsi su sistemi di certificazione riconosciuti o su schemi istituiti da autorità pubbliche. Non sarà più sufficiente ricorrere a definizioni generiche o a messaggi evocativi se non supportati da prove oggettive. È un principio destinato ad assumere particolare rilevanza proprio nel mercato dei diamanti sintetici. Negli ultimi anni questi prodotti sono stati frequentemente accompagnati da espressioni quali “diamante etico”, “diamante sostenibile” o “diamante green”, facendo leva soprattutto sull’assenza dell’attività estrattiva e su una maggiore tracciabilità della filiera. Si tratta però di affermazioni che non possono essere considerate valide per definizione. La produzione dei diamanti sintetici richiede infatti processi industriali ad elevata intensità energetica e il relativo impatto ambientale dipende da molteplici fattori, tra cui la tecnologia utilizzata, il mix energetico impiegato e l’organizzazione dell’intero processo produttivo. Proprio per questo, la nuova disciplina non vieta tali dichiarazioni, ma impone che siano dimostrabili attraverso evidenze oggettive e verificabili. Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante. 
Né CIBJO né il legislatore europeo stabiliscono quale prodotto debba essere preferito. Nessuno mette in discussione la legittimità dei diamanti sintetici, così come nessuno impedisce alle imprese di evidenziarne eventuali caratteristiche ambientali o sociali. Entrambi affermano però un principio destinato a caratterizzare il mercato dei prossimi anni. Ogni prodotto deve essere identificato con una terminologia scientificamente corretta. Ogni dichiarazione commerciale deve poter essere dimostrata. In altre parole, non saranno più sufficienti parole persuasive; serviranno fatti. È un cambiamento culturale prima ancora che normativo. Per anni il confronto si è concentrato sulla contrapposizione tra diamanti naturali e diamanti sintetici. Oggi il vero tema diventa la qualità dell’informazione resa al consumatore. La libertà di scelta non nasce dalla contrapposizione tra prodotti, ma dalla possibilità di conoscere con precisione ciò che si acquista. Soltanto un consumatore correttamente informato può esercitare una scelta realmente consapevole. È una riflessione che Federpreziosi sostiene da tempo, nella convinzione che la trasparenza costituisca il fondamento di un mercato moderno, capace di valorizzare tutte le tipologie di prodotto purché presentate in maniera corretta, scientificamente rigorosa e commercialmente leale. È nello stesso spirito che da tempo sostiene la necessità di una disciplina organica in materia gemmologica, capace di definire criteri condivisi per la nomenclatura, la presentazione commerciale dei materiali gemmologici e le informazioni destinate al consumatore. Le novità che entreranno in vigore nel settembre 2026 sembrano muoversi esattamente in questa direzione. Non introducono una graduatoria tra prodotti diversi. Introducono qualcosa di molto più importante: un mercato nel quale la fiducia non nasce dagli slogan, ma dalla trasparenza; nel quale il valore della comunicazione non dipende dalla sua efficacia persuasiva, bensì dalla sua correttezza; e nel quale ogni parola utilizzata per descrivere un prodotto dovrà trovare riscontro nei fatti. Perché la trasparenza non rappresenta un vincolo per il mercato. È il presupposto indispensabile della sua credibilità.

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