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In Italia il tempo rallenta

Il mercato mondiale degli orologi svizzeri torna a crescere. Quello italiano, invece, va nella direzione opposta. È il dato che emerge dalle statistiche diffuse ieri, 20 ottobre, dalla Federazione dell’industria orologiera svizzera (FH), che fotografano un settembre a due velocità. A livello mondiale, le esportazioni sono aumentate dell’11,7% rispetto a settembre 2025, segnando il quarto mese consecutivo di crescita. Nei primi nove mesi dell’anno il valore complessivo ha raggiunto i 19,5 miliardi di franchi svizzeri, con un incremento del 2,7%. L’Italia registra invece una contrazione del 16,9%, un risultato che risalta ancor più nel confronto con il +15,5% dell’Unione europea nel suo complesso. Un divario significativo, che merita attenzione anche per le possibili implicazioni sulla distribuzione e sul dettaglio specializzato. La geografia delle esportazioni appare, tuttavia, tutt’altro che omogenea. Gli Stati Uniti crescono dell’85,7%, il Giappone del 12,3%, mentre la Cina arretra del 14,2%. Particolarmente anomalo il +128,2% della Francia, che la stessa Federazione invita a interpretare con cautela: il dato potrebbe riflettere una riallocazione dei flussi commerciali tra mercati europei, a discapito di altri Paesi. Il -16,9% italiano non equivale necessariamente a un’analoga flessione delle vendite nelle gioiellerie, trattandosi di dati riferiti alle esportazioni dalla Svizzera e non agli acquisti dei consumatori finali. Resta però un segnale da non sottovalutare. Perché mentre l’orologeria svizzera recupera slancio sui mercati internazionali, l’Italia sembra perdere terreno. E il dato impone una domanda: si tratta di un rallentamento della domanda interna oppure di una diversa organizzazione dei flussi distributivi? Una distinzione tutt’altro che secondaria per comprendere il reale stato di salute del mercato italiano dell’orologeria.

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