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Modello Campania: il rilancio del comparto orafo tra innovazione, reti d’impresa e internazionalizzazione

Nel recente passato la Regione Campania si è distinta per aver intensificato le iniziative a sostegno del comparto orafo e delle attività imprenditoriali del territorio, puntando su internazionalizzazione, reti d’impresa, innovazione e valorizzazione delle eccellenze locali. Ne abbiamo parlato con Daniela Michelino, Direttore Generale per lo Sviluppo delle Attività Produttive della Regione Campania, ed Alfonso Bonavita, Responsabile del Settore Attrazione Investimenti e Regolazione dei Mercati della Regione Campania.

Michelino: Oggi molte imprese affrontano sfide legate a sostenibilità, digitalizzazione e ricambio generazionale. Quali strumenti sta mettendo in campo la Regione Campania per accompagnare le PMI in questa trasformazione?

La Campania si sta consolidando come uno dei motori d’innovazione più dinamici d’Italia. Il Regional Innovation Scoreboard della Commissione Europea la colloca al primo posto nazionale per incremento nelle prestazioni d’innovazione, con un balzo del +22,8%, e all’undicesimo posto su 243 regioni europee per capacità delle PMI di introdurre soluzioni new-to-market. La Regione ha aderito alla piattaforma europea STEP stanziando 580 milioni di euro per settori digitali, puliti e biotecnologici: il primo bando ha cofinanziato 52 progetti generando circa 235 milioni di investimenti, mentre il secondo ha raccolto oltre 180 proposte per più di 333 milioni. Sul fronte del ricambio generazionale, specie nei settori orafo e artigiano — realtà spesso a conduzione familiare — la Direzione promuove Distretti e Reti d’Impresa e sostiene la partecipazione delle PMI a fiere internazionali, per superare le resistenze dei giovani timorosi che le ridotte dimensioni aziendali precludano la competitività globale.

Bonavita: Negli ultimi anni avete sostenuto diversi progetti dedicati al comparto orafo. Quali risultati concreti avete registrato?

Abbiamo messo in rete imprese che si tramandano di generazione in generazione lavorazioni artigianali antichissime, superando il limite della loro ridotta dimensione sui mercati internazionali. La rete ha consentito a tante aziende di partecipare con costi ridotti a manifestazioni internazionali e a importanti progetti di incoming di buyer esteri. Sono stati realizzati studi, anche grazie a protocolli con l’Ateneo Vanvitelli, sull’innovazione del design, elemento imprescindibile per competere oggi. Un caso esemplare è il marchio IGP per il corallo e il cammeo di Torre del Greco, che ha ottenuto un importante riconoscimento riuscendo, attraverso una produzione iconica, a raccontare il territorio e le sue radici.

Michelino: Guardando al futuro, quali sono le prossime azioni per sostenere il tessuto imprenditoriale campano?

La Campania cresce già più della media nazionale, con un +1,3% del PIL e il record storico dell’export a 22,7 miliardi. Oltre ai bandi STEP, si punta al rafforzamento degli strumenti finanziari con possibili accordi con la Banca Europea degli Investimenti. In tema energetico è in definizione un avviso sulle Comunità Energetiche Rinnovabili con 40 milioni di euro, destinato in prima fase agli agglomerati industriali dei Consorzi ASI, per garantire alle imprese prezzi dell’energia convenienti e stabili nel tempo. Sul piano infrastrutturale, 20 milioni di euro sono destinati a Comuni e Consorzi ASI, mentre i Distretti del Commercio ricevono fondi per contrastare la desertificazione nei centri storici e sostenere la resilienza delle attività commerciali.

Bonavita: Su quali asset puntate per rafforzare la competitività internazionale delle aziende orafe campane?

Il settore orafo attraversa una congiuntura difficile per il continuo aumento del costo delle materie prime, che rende i prodotti sempre più cari ai consumatori finali. La sfida principale è l’innovazione — con ricadute in termini di sostenibilità e competitività — e la ricerca di nuovi modelli in un mercato sempre più esigente e variabile. La valorizzazione della tradizione come asset identitario, capace di raccontare il territorio e creare un prodotto unico e riconoscibile, rappresenta la risposta più efficace per competere sui mercati globali.

Michelino: In che modo la Direzione Generale coordina le diverse misure regionali evitando frammentazioni e massimizzando l’impatto degli interventi?

La Direzione sviluppa l’internazionalizzazione in sinergia con l’attrazione di investimenti esteri, strategici per rafforzare le performance regionali in ricerca e innovazione. In linea con la Strategia RIS3, i bandi non finanziano semplici acquisti di macchinari, ma incentivano l’intero processo innovativo. Per contrastare la frammentazione dei comparti artigianali, si sostiene il Distretto Orafo e aggregazioni come la Rete del settore Moda. Il Tavolo regionale MODEC ha promosso la rete “Mo.Cam.”, che consentirà alle aziende locali di sviluppare manifattura intelligente e piattaforme collaborative per rispondere alle sfide europee su sostenibilità e tracciabilità della filiera.

Bonavita: Tra gli obiettivi della Regione c’è la valorizzazione delle aree produttive. In che modo questi strumenti favoriscono la crescita delle imprese?

La Regione sta lavorando su più fronti: dalla guida “Doing Business in Campania” al nuovo portale “Invest in Campania”, fino al finanziamento di impianti di depurazione, reti idriche efficienti e sistemi di efficientamento energetico nelle aree industriali. Stiamo promuovendo le comunità energetiche per abbattere i costi energetici delle imprese e rendere gli agglomerati produttivi più attraenti per i nuovi investimenti.

Michelino: Qual è il ruolo della governance pubblica nel rendere sostenibili i processi di aggregazione tra imprese?

La governance pubblica deve essere partner strategico capace di costruire un ecosistema normativo, digitale, infrastrutturale e finanziario adeguato. Deve svolgere un duplice ruolo: facilitatore d’impatto nella fase di avvio — con premialità nei bandi e riduzione dei costi per i mercati internazionali — e garante di processo nel lungo periodo. La vera sfida è trasformare un’aggregazione temporanea in un modello organizzativo stabile, possibile solo quando le imprese interiorizzeranno il valore del “fare sistema”, passando da un’aggregazione di necessità a una stabile alleanza industriale. Le sfide della doppia transizione digitale e green si vincono solo insieme.

Bonavita: Quanto conta fare sistema per le aziende del comparto orafo e non solo?

È indispensabile perché significa fare meglio le cose che si farebbero singolarmente, conservando le proprie peculiarità. L’intero mondo produttivo campano è caratterizzato da una pluralità di piccole e medie aziende: fare sistema e valorizzare la filiera è assolutamente cruciale per essere competitivi.

Michelino: Quali sono le priorità strategiche della Regione per attrarre imprese nazionali e internazionali?

La strategia si articola su tre pilastri: digitalizzazione e semplificazione amministrativa, transizione ecologica ed energetica delle aree industriali, strumenti innovativi per l’accesso al credito. La Direzione sta potenziando lo sportello SURAP e ha lanciato una Piattaforma per le opportunità localizzative condivisa sul portale “Invest in Italy” del MIMIT, con una “Vetrina Campania” per i potenziali investitori. L’aggiornamento di “Invest in Campania” punta a trasformarla in un hub per accompagnare l’investitore lungo l’intero ciclo di vita dell’investimento. Sul fronte finanziario si contrasta il credit crunch con minibond, basket bond e tavoli avviati con Cassa Depositi e Prestiti e la Banca Europea degli Investimenti.

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