Due anni dopo il suo ultimo saluto ai Championships, Serena Williams è tornata a Wimbledon. L’ex numero uno del mondo ha fatto il suo ingresso all’All England Club accolta da una lunga standing ovation, ritrovando quel Centre Court dove ha conquistato sette titoli e scritto alcune delle pagine più importanti della storia del tennis.
Accanto all’elegante look total white, a catturare l’attenzione degli appassionati di orologeria è stato ancora una volta l’orologio scelto per accompagnare questo ritorno: un Audemars Piguet Royal Oak Offshore Selfwinding Chronograph in una vivace tonalità rosa, impreziosito da una lunetta incastonata di diamanti.
Non si tratta di una scelta casuale. È infatti lo stesso modello che Serena indossava nel 2022, durante quello che sarebbe poi diventato il suo ultimo Wimbledon da professionista. Un segnatempo che nel tempo è diventato parte integrante della sua immagine sportiva, al punto che Audemars Piguet sviluppò una versione personalizzata con la corona posizionata sul lato sinistro della cassa, per migliorarne l’ergonomia durante il gioco.
Il Royal Oak Offshore rappresenta da sempre l’anima più sportiva e audace della maison di Le Brassus. Evoluzione del celebre Royal Oak disegnato da Gérald Genta nel 1972, ne accentua dimensioni, presenza scenica e carattere, diventando uno dei cronografi più riconoscibili dell’orologeria contemporanea. Una personalità forte che sembra riflettere perfettamente quella di Serena Williams, atleta capace di ridefinire il tennis femminile senza mai conformarsi agli schemi tradizionali.
Le versioni più recenti del modello sono equipaggiate con il calibro di manifattura 4404, movimento automatico con funzione cronografo flyback, progettato per garantire elevate prestazioni tecniche e massima affidabilità. Ma nel caso della campionessa americana, le specifiche raccontano soltanto una parte della storia.
L’orologio che Serena Williams porta al polso non è semplicemente un simbolo del lusso sportivo. È un compagno di viaggio che ha condiviso finali Slam, servizi oltre i 180 chilometri orari e alcuni dei momenti più iconici della sua carriera. Per questo il suo ritorno a Wimbledon è apparso quasi naturale: alcune leggende continuano ad appartenere ai luoghi che hanno contribuito a rendere immortali, così come alcuni orologi finiscono per raccontare molto più del tempo che scandiscono.








