Il fatturato cresce, ma il numero delle imprese diminuisce: una dinamica che evidenzia le trasformazioni in atto nella distribuzione orafa italiana, dove alla contrazione delle piccole gioiellerie indipendenti si affianca l’espansione degli spazi commerciali della grande distribuzione. A margine dell’incontro Le gioiellerie italiane: scenari, politiche e prospettive di sviluppo, promosso dalla senatrice Erika Stefani in collaborazione con Federpreziosi Confcommercio e Format Research, Stefano Andreis, presidente di Federpreziosi, ha richiamato l’attenzione sulle criticità del comparto e sulla necessità di costruire risposte condivise con le istituzioni. Sicurezza, presidio del territorio e analisi dei dati sono i punti da cui partire per individuare interventi concreti a sostegno delle imprese.
Presidente, il fatturato cresce, ma le imprese diminuiscono. Come legge questa doppia tendenza e che cosa racconta sullo stato di salute effettivo del comparto?
Dobbiamo partire dagli spazi commerciali: assistiamo alla chiusura di piccoli negozi, mentre aumentano quelli della grande distribuzione. È un dato significativo, perché indica che il mercato, nel complesso, resiste. Non stiamo necessariamente perdendo clienti, ma stiamo perdendo negozi fisici, soprattutto quelli di piccole dimensioni, radicati sul territorio e capaci di caratterizzare i centri storici e le nostre città.
Queste gioiellerie rappresentano anche presidi importanti per le comunità locali. La loro contrazione è un fenomeno sul quale dobbiamo investire e lavorare. Siamo in una sede istituzionale proprio per portare queste problematiche all’attenzione di chi può contribuire a risolverle: dobbiamo trovare risposte insieme alle istituzioni.
Quali sono le principali richieste che Federpreziosi porta oggi alle istituzioni?
Vogliamo evidenziare le criticità che interessano in modo trasversale il settore, a partire dalla sicurezza. La sicurezza deve essere costruita insieme alle forze dell’ordine.
Pochi giorni fa, al Tarì, abbiamo avuto un’occasione di confronto importante, che ha dimostrato quanto sia utile mettere insieme le informazioni e analizzare i dati per individuare le aree più problematiche. Questo permette di rafforzare i controlli dove sono maggiormente necessari e di promuovere interventi preventivi, prima che si verifichi un evento criminoso.
È un lavoro che deve mettere in relazione il mondo del commercio, le istituzioni e le associazioni di categoria. Soltanto attraverso questa collaborazione possiamo individuare le criticità e costruire strategie di prevenzione più efficaci.
Quando si parla di analisi dei dati, che cosa significa questo approccio anche per una microimpresa con due o tre dipendenti?
Analizzare i dati significa innanzitutto disporre di basi concrete da cui partire. Possiamo costruire e sviluppare progetti sulla base di informazioni attendibili, utilizzandole anche nelle sedi istituzionali per documentare le criticità e avanzare richieste precise. I dati ci consentono di individuare dove intervenire e su quali aspetti concentrare gli sforzi. Senza dati, non andiamo da nessuna parte.








