In un primo semestre ancora complesso per il lusso, la gioielleria si conferma uno dei comparti più dinamici per Kering. Le quattro maison del gruppo – Boucheron, Pomellato, DoDo e Qeelin – registrano infatti una crescita delle vendite del 14% a cambi correnti e del 20% su base comparabile, distinguendosi nettamente rispetto all’andamento della divisione fashion e pelletteria, che nello stesso periodo registra una contrazione del 5% a cambi correnti e dell’1% su base comparabile.
Il dato assume ancora più rilievo considerando il peso della gioielleria all’interno del gruppo. Il comparto rappresenta infatti circa il 7% dei ricavi del primo semestre, mentre moda e pelletteria continuano a generare circa l’80% del fatturato. Proprio per questo, la performance delle maison orafe appare significativa: pur partendo da una dimensione più contenuta, il segmento sta acquisendo un ruolo sempre più importante nella costruzione della crescita futura di Kering.
A guidare il risultato è soprattutto Boucheron, che raggiunge nuovi livelli record sostenuta anche dal lancio di Quatre XS, nuova interpretazione della celebre collezione Quatre. Ma il risultato non è circoscritto a una singola maison. Il rafforzamento della divisione conferma infatti la strategia di Kering di valorizzare un portafoglio di brand con identità differenti e posizionamenti complementari nel mercato della gioielleria.
Particolarmente significativo è il risultato ottenuto in Giappone. Nel secondo trimestre le vendite retail delle maison di gioielleria del gruppo crescono del 67%, mentre considerando l’intero primo semestre l’incremento raggiunge il 61%. Una performance che contribuisce anche alla crescita del 9% delle vendite retail complessive di Kering nel Paese, nonostante il comparto fashion e leather goods registri una flessione dell’1%.
La forza della gioielleria emerge ancora più chiaramente se inserita nel quadro generale del mercato del lusso. Il rallentamento della domanda per borse e calzature, tradizionali motori di redditività per le grandi maison, sta spingendo i gruppi internazionali a guardare con maggiore attenzione verso il cosiddetto hard luxury. La gioielleria beneficia infatti di una domanda più solida e di margini interessanti, mentre il rialzo del prezzo dell’oro contribuisce ad accrescerne anche la percezione come bene durevole e di valore.
La tendenza non riguarda soltanto Kering. Richemont, proprietario di Cartier e Van Cleef & Arpels, ha registrato nel trimestre una crescita del 24% delle vendite di gioielleria, mentre per LVMH, che controlla tra gli altri Bvlgari e Tiffany & Co., le aspettative sulla divisione Watches and Jewelry sono state recentemente riviste al rialzo. Anche realtà con un peso ancora più contenuto nel comparto, come Hermès, stanno registrando una crescita significativa nel lungo periodo.
Per Kering, tuttavia, la buona performance della gioielleria arriva mentre il gruppo procede con un profondo processo di riorganizzazione. Nel primo semestre sono stati chiusi 84 negozi netti, dopo le 75 chiusure del 2025, e altre 16 chiusure sono previste entro la fine dell’anno. Anche il numero dei dipendenti è sceso a 41.147, rispetto ai circa 44.000 comunicati nel 2025.
Il risultato netto del gruppo è sceso del 60%, a 189 milioni di euro, contro i 474 milioni dell’anno precedente. La contrazione è stata influenzata soprattutto da 223 milioni di euro di componenti operative non ricorrenti, legate tra l’altro a svalutazioni della rete distributiva, costi di ristrutturazione e alla cessione dell’immobile di Via Monte Napoleone a Milano. Allo stesso tempo, però, Kering ha ridotto sensibilmente il proprio indebitamento netto, passato da 8 miliardi a 3,3 miliardi di euro nel semestre.
In questo scenario, la gioielleria assume quindi un significato che va oltre il risultato trimestrale. La crescita di Boucheron, Pomellato, DoDo e Qeelin arriva in una fase nella quale il lusso sta ridefinendo i propri equilibri e conferma quanto il gioiello possa rappresentare una leva strategica per i grandi gruppi internazionali.
Per Kering, il messaggio è particolarmente evidente: mentre il fashion cerca una nuova traiettoria di crescita, la gioielleria ha già iniziato a indicare una delle strade possibili.








