Interviste
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Ricerca e innovazione, l’arte di Alessio Boschi torna in Italia

Alessio Boschi è tra i designer di alta gioielleria contemporanea che più hanno saputo trasformare il gioiello in un linguaggio narrativo, capace di andare oltre il valore estetico e materiale per diventare racconto, memoria e visione culturale. Le sue creazioni non nascono mai come semplici oggetti, ma come capitoli di un percorso più ampio, in cui viaggi, storia, letteratura e attualità si intrecciano in una costruzione progettuale complessa e profondamente identitaria.

Il suo lavoro si fonda su una visione in cui il processo creativo diventa elemento centrale, costruito in anni di formazione e affinato attraverso un’esperienza internazionale che oggi si riflette in una produzione capace di unire artigianalità, ricerca e storytelling. Un approccio che ridefinisce il ruolo del designer nel settore orafo contemporaneo, riportando al centro l’idea di gioiello come narrazione viva e consapevole.

Abbiamo avuto l’opportunità di incontrarlo durante Open il Tarì per farci raccontare che direzione sta prendendo la sua creatività.

Ci siamo da poco lasciati alle spalle l’ultima edizione di Open il Tarì, evento che ti ha visto protagonista con esposizioni delle tue creazioni nella mostra “Essenza preziosa2. Cosa hai portato all’attenzione del pubblico?
Durante OPEN ho presentato la collana “Harem Garden” che per me è molto importante anche pensando a ciò che sta accadendo in Iran. Tra le novità più importanti, ho presentato gli orecchini “Leila e Majnun”, i due protagonisti della favola che ispirò Shakespeare per “Romeo e Giulietta”; ho proposto poi un anello dai colori che si abbinano benissimo con gli orecchini di Leila e Majnun e che si chiama “Lavender Palace”.

Ci sono poi altri pezzi di“Peacock Dance”, linea che rappresenta un’estensione di “Breakfast in Jaipur”, una collezione che cominciò nel 2015-16 quando venni in Rajasthan per la prima volta. Infine c’è un altro pezzo iconico che presento e che fa parte proprio del mio background culturale: “Nowadays Colosseo”, ovvero il Colosseo oggi. Si tratta di un’opera che ha come protagonista uno zaffiro Padparadscha, una delle pietre più costose al mondo. Tutti i miei pezzi sono stati scelti in base al tema il tema di Open, che rappresenta un omaggio alla creatività, al disegno, al processo creativo.

Com’è cambiata, da quando hai mosso i primi passi in questo mondo, la tua vita e la tua visione?

Nel mondo dei designer sono considerato uno dei paladini di quest’idea dello storytelling che c’è dietro ogni singolo pezzo. Dai miei viaggi di lavoro ho scoperto questa voglia di raccontare la verità e tutto quello che c’era dietro ogni singolo pezzo come collezione o come pezzo unico. Questa cosa è stata sicuramente vincente. Il processo creativo per me è fondamentale e l’ho appreso 36 anni fa all’Accademia di Costume e di Moda di Roma, oltre che presso l’Istituto Europeo del Design. Oggi quello stesso processo lo insegno anche alla Technology University of Fashion Design di Pechino.

In conclusione, cosa significa prendere parte ad eventi come Open per un artista come te che in Italia non riesce a tornare spesso?

Avere la possibilità di partecipare in Italia ad una manifestazione dove si faccia vedere che cosa significa il designer e dunque nobilitare il pezzo stesso da status symbol o investimento a pezzo d’arte è fondamentale. Avendo già una discreta reputazione nel mondo, inoltre, mi fa molto piacere poter essere tra i partecipanti di manifestazioni come Open perchévivendo e avendo un’azienda in Thailandia non voglio risultare un’azienda asiatica, ma voglio sempre mettere il punto sull’italianità, perché è la base dell’insegnamento. L’Italia, in particolare il Sud, hanno delle potenzialità che sono incredibili.

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