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Oro, inflazione e incertezza globale: il ritorno dei beni rifugio

Correvano gli anni ’70…

1970: la Fiat 500 aveva contribuito a mettere gli italiani su quattro ruote, l’auto non era più un lusso ma, con 680 mila lire, anche le famiglie di operai potevano permettersi l’acquisto di un’utilitaria.

680 mila lire equivalevano a 1.135 dollari con cui si sarebbero potute acquistare 32,4 once di oro.

Se non avessimo comprato la 500 e avessimo messo in un cassetto le 680 mila lire, oggi ci troveremmo poco più di 350 euro. Ma se avessimo messo in cassaforte 32,4 once di oro queste varrebbero oltre 120 mila euro, con cui potremmo acquistare un SUV cittadino.

Non solo difesa dall’inflazione, ma anche ottimo investimento

L’oro non tradisce mai. Seppur non in modo lineare, la difesa dall’inflazione è un dato di fatto.

Non solo. L’oro è anche un buon investimento: chi vi avesse investito a inizio 2000, ad oggi si troverebbe con un guadagno annuale composto del 10%. Un ottimo risultato se si pensa che i titoli di Stato hanno attraversato periodi di tassi a zero o negativi.

Se poi il nostro investimento in oro passa attraverso l’acquisto di un prodotto di oreficeria otterremo un duplice vantaggio: possedere un gioiello che si rivaluta sia per la finezza della lavorazione sia per il valore intrinseco dell’oro.

L’oro e le banche centrali

Le banche centrali, possono stampare denaro dal nulla, eppure sono grandi compratrici di oro.

Nel triennio dal 2021 al 2024 le banche centrali hanno acquistato oltre mille tonnellate di oro l’anno, quasi il doppio della media degli acquisti dal 2010 ad oggi. Nel 2025 le tonnellate acquistate sono state 850, un po’ di meno dei tre anni precedenti, ma se si considera che nel 2025 il prezzo dell’oro è raddoppiato il risultato è che le somme destinate agli acquisti sono state superiori a quelle del triennio precedente.

La sfiducia nel dollaro

Il dollaro ha sempre rappresentato una valuta molto presente nelle riserve delle banche centrali, ma l’indebolimento della valuta degli ultimi tempi insieme a un debito statunitense senza freni, oltre i 39 mila miliardi di dollari e una spesa per interessi di mille miliardi l’anno, ha fatto emergere un sentimento di sfiducia che sta via via erodendo il concetto di bene rifugio.

La Banca Popolare Cinese un tempo grande acquirente di titoli di Stato in dollari, rinnova solo con il contagocce i Treasury in scadenza, creando un problema economico di tenuta per le finanze di Washington.

Commercio Mondiale e Geopolitica

Gli Stati Uniti sono sempre stati dei grandi importatori dalla Cina. Le merci cinesi venivano pagate in dollari, con cui Pechino comprava Treasury. Ora questa prassi continua, ma il meccanismo ben oliato si è inceppato.

Dopo l’invasione dell’Ucraina, alla Russia sono state confiscate le riserve in dollari e inibito l’accesso al sistema di interscambio bancario Swift, inceppando gli scambi commerciali Mosca.

Ciò ha fatto riflettere molti paesi emergenti sullo strapotere del dollaro tanto da progettare una valuta differente per gli scambi che abbia un aggancio anche al valore dell’oro.

Questo spiega molti degli acquisti di oro come bene rifugio e la Cina, maggiore produttore mondiale, di oro guiderà questo processo di affrancamento dal potere del dollaro.

Cina e Stati Uniti due mondi in contrapposizione

Con una Russia sempre più debole, e ormai nell’orbita della Cina, Washington e Pechino saranno i due nodi centrali del potere geopolitico. Il cosiddetto soft power viene giocato sugli altri Paesi in modo differente dai due attori.

Gli Stati Uniti esercitano la loro forza con sanzioni, dazi, conflitti e ingerenze politiche, come accaduto in Venezuela e forse in futuro accadrà a Cuba. La Cina adotta una politica più collaborativa, con accordi commerciali, finanziamenti e costruzione di infrastrutture, soprattutto in Asia e Africa.

Gli Stati Uniti fanno leva sul debito e sull’emissione di titoli di Stato che le istituzioni finanziarie occidentali sono chiamate ad acquistare. La Cina si rivolge a un gruppo di 130-135 Paesi, definiti come Sud Globale, localizzati in America Latina, Medio Oriente, Asia e Africa dove si trova l’85% della popolazione mondiale, generalmente giovane, e con una produzione in crescita superiore al 50% del PIL mondiale.

La Cina punta a svolgere un suo ruolo di leader e ha scelto di fare affidamento su un bene reale, senza tempo e, soprattutto, non manipolabile: l’oro.

Possedere oggi un gioiello in oro non è solo una scelta di bellezza ed eleganza, ma è anche una strategia di protezione economica e geopolitica.

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