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Unoaerre 1926–2026: cento anni di manifattura italiana tra heritage e futuro

Cento anni di storia rappresentano un traguardo raro, soprattutto in un settore come quello orafo, dove tradizione manifatturiera, trasformazioni industriali e mutamenti del gusto si intrecciano continuamente. Dal 1926 a oggi, Unoaerre ha attraversato epoche, mercati e rivoluzioni produttive, diventando uno dei simboli più riconoscibili del Made in Italy nel mondo. Un percorso che racconta non solo l’evoluzione di un’azienda, ma anche quella dell’intero distretto aretino e della gioielleria italiana.

Tra eredità, innovazione, sostenibilità e nuove sfide internazionali, abbiamo intervistato Maria Cristina Squarcialupi, presidente di Unoaerre, per ripercorrere il significato di questo centenario e riflettere sul futuro dell’industria orafa italiana.


Cosa significa per lei celebrare il centenario di Unoaerre?

È sicuramente un grande orgoglio, ma anche una grande responsabilità. Essere oggi alla guida di un’azienda così storica significa riuscire a conservarne l’identità e accompagnarla verso il prossimo secolo.

Unoaerre è stata la prima azienda di Arezzo, nata all’interno di quello che oggi è il distretto orafo più importante d’Europa. È sempre stata un punto di riferimento e, in molti casi, una vera apripista per il settore: dall’industrializzazione di un lavoro che fino ad allora era soltanto artigianale, fino all’introduzione di processi innovativi e di una forte attenzione alla sostenibilità.


Quali sono stati, secondo lei, i momenti più decisivi nella trasformazione dell’azienda nel corso dei decenni?

Unoaerre non è nata casualmente: è stata creata con l’obiettivo preciso di industrializzare processi produttivi che fino a quel momento erano esclusivamente manuali.

Negli anni Novanta l’azienda ha attraversato una prima fase di crisi ed è stato mio padre, richiamato come amministratore delegato, a darle una nuova vita. Successivamente l’azienda venne ceduta a un fondo di investimento, ma nel 2012 si trovò nuovamente in una situazione molto difficile, a un passo dal fallimento.

In quel momento mio padre fu richiamato dalla città, dai lavoratori, dai sindacati, dalle banche e dalle istituzioni. Sentì fortissimo il legame con questa azienda e decise di riacquistarla, impegnandosi per riportarla alla sua storica solidità.

Purtroppo poi si è ammalato, ma ha avuto il tempo di ristrutturare l’azienda, darle nuovi impulsi e rimetterla sulla strada giusta. Oggi siamo tornati a essere una delle realtà più importanti dell’oreficeria italiana.

In che modo si riesce oggi a mantenere viva l’identità storica dell’azienda continuando però a innovare?

Credo sia fondamentale non dimenticare mai da dove veniamo e per questo lavoriamo tutti nella stessa direzione, come un’orchestra che riesce a suonare in armonia.

Avere radici così profonde aiuta a mantenere viva l’identità dell’azienda anche mentre si evolve. È quella linfa che permette all’albero di continuare a crescere.

Quanto è importante il legame con la città di Arezzo?

Unoaerre è nata nel territorio aretino e ha contribuito allo sviluppo economico, sociale e culturale della città e del distretto. Continuiamo a farlo attraverso molte iniziative dedicate sia ai dipendenti sia al territorio stesso.

In occasione del centenario, ad esempio, abbiamo inaugurato un’opera immersiva dedicata alla città di Arezzo e all’oro, che rappresenta la nostra materia prima ma anche il simbolo della nostra storia.

Oggi nuove tecnologie e intelligenza artificiale stanno entrando anche nei processi creativi e produttivi. Come immagina il futuro della manifattura orafa?

L’intelligenza artificiale sarà sicuramente una componente fondamentale dei processi futuri e dovremo formare competenze nuove capaci di utilizzarla nel modo corretto.

Allo stesso tempo, però, la manifattura per definizione resta qualcosa di profondamente umano. Credo che creatività, sensibilità e capacità artigianale difficilmente possano essere completamente delegate a una macchina.

Guardando al futuro, come immagina i prossimi cento anni di Unoaerre?

La vera sfida sarà avere la capacità di adattarsi continuamente, rimescolare velocemente le carte e progettare nuove soluzioni. Servirà sempre più un grande lavoro di squadra, con persone capaci di collaborare e mettere insieme competenze diverse. Credo che Unoaerre abbia tutte le caratteristiche per affrontare queste sfide e sono convinta che i prossimi cento anni saranno ancora pieni di crescita, evoluzione e soddisfazioni.

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