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La polarizzazione del lusso: tra ultra-high-end e crisi del segmento medio

Negli ultimi anni il mercato del lusso ha subito una trasformazione profonda, sempre più evidente nei numeri oltre che nei comportamenti di consumo. Se un tempo esisteva una fascia intermedia solida, oggi quella zona si sta progressivamente svuotando. Al suo posto emerge una struttura polarizzata: da un lato l’espansione dell’ultra-high-end, dall’altro un consumo più episodico e accessibile.

I dati più recenti confermano questa dinamica. Secondo Bain & Company e Altagamma, il mercato globale del lusso ha raggiunto quasi 1.440 miliardi di euro nel 2025, rimanendo sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (tra -1% e +1%), dopo il rallentamento seguito al boom post-pandemico. Tuttavia, dietro questa apparente stabilità si nasconde una trasformazione strutturale.

Il primo elemento chiave è la contrazione della base clienti. Nel solo 2025 il settore ha perso più o meno 20 milioni di consumatori, scendendo a circa 330 milioni a livello globale, rispetto ai 400 milioni di pochi anni prima. Si tratta in larga parte di clienti “aspirazionali”, ovvero proprio quella fascia intermedia che storicamente sosteneva i volumi del settore.

Parallelamente, il mercato si sta concentrando sempre di più sui clienti ad altissima capacità di spesa. La crescita futura sarà infatti trainata quasi esclusivamente dai top spender, mentre la domanda dei consumatori medi continua a indebolirsi. Le ragioni sono molteplici: inflazione, perdita di potere d’acquisto e soprattutto un forte aumento dei prezzi nel settore. Negli ultimi anni, gran parte della crescita è stata sostenuta più dai rincari che dai volumi, contribuendo ad allontanare una fetta significativa di clientela.

Il risultato è un mercato sempre più “a clessidra” in cui la fascia intermedia, un tempo centrale, si trova oggi schiacciata tra due poli opposti e questa dinamica è particolarmente evidente nel settore orafo.

Qui in particolare si assiste a una biforcazione netta: da una parte alta gioielleria e pezzi unici, dall’altra prodotti più leggeri e contemporanei. Il segmento medio, tradizionalmente legato a un’idea di qualità accessibile, fatica invece a mantenere rilevanza. Un fenomeno analogo si osserva anche nell’orologeria: tra il 2000 e il 2025 i volumi sono crollati, ma il valore complessivo è aumentato, segno di una forte “premiumizzazione” del mercato.

In questo scenario, la polarizzazione del lusso non è solo economica ma culturale. Cambia il concetto stesso di valore: non più legato a una fascia media stabile, ma sempre più diviso tra esclusività estrema e accesso occasionale.

Per i brand, la conseguenza è chiara: il centro non è più un territorio sicuro. In un mercato dove la domanda si concentra agli estremi, scegliere se posizionarsi verso l’alto o verso il basso non è più una semplice strategia, ma una necessità strutturale.

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