Federpreziosi
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Contraffazione: prevenire significa anche fare rete

Quanto vale un’informazione quando arriva alla persona giusta nel momento giusto? Probabilmente molto. Talvolta abbastanza da riconoscere un prodotto contraffatto, intercettare un comportamento illecito, tutelare un’impresa e, soprattutto, evitare che venga ingannato un consumatore. È una delle riflessioni che ci portiamo dietro da Vicenzaoro e dal Talk di Federpreziosi “Le parole che cambiano il valore”. Abbiamo parlato di parole perché chiamare correttamente il materiale gemmologico significa consentire al consumatore di comprenderne natura, caratteristiche e valore. Ma proprio da qui il ragionamento si allarga. La gioielleria italiana, di cui le pietre sono parte integrante,  compete nel mondo grazie a creatività, innovazione, qualità manifatturiera, design e competenze costruite nel tempo. Dietro un gioiello ci sono investimenti, ricerca, reputazione, persone. Ed è proprio di questo patrimonio che la contraffazione tenta di appropriarsi senza averne sostenuto alcun costo. Non parliamo soltanto del marchio copiato. Contraffazione può significare utilizzo illecito di segni distintivi, falsificazione dei punzoni relativi al titolo dei metalli preziosi, informazioni ingannevoli sulla provenienza o sulle caratteristiche del prodotto. E può significare anche assenza di qualsiasi garanzia sui materiali utilizzati e sulla loro compatibilità con la salute di chi li indossa. Il danno, quindi, non è soltanto economico. È concorrenziale, reputazionale e sociale. E soprattutto incrina quella fiducia sulla quale si regge il rapporto tra impresa e consumatore. È qui che il confronto a Vicenzaoro ha indicato una strada molto concreta. Da una parte ci sono le istituzioni e le Forze dell’Ordine, con competenze investigative, banche dati e strumenti di controllo. Dall’altra ci sono le imprese, che conoscono i prodotti, i mercati e le anomalie e che spesso sono le prime ad accorgersi di qualcosa che non torna. Se rimangono separati, una parte importante di questa conoscenza rischia di andare dispersa. Se vengono messi in comunicazione, possono diventare uno straordinario strumento di prevenzione. L’intervento a Vicenzaoro del colonnello Antonio Caputo, comandante del Gruppo Anticontraffazione e Sicurezza Prodotti del Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza, ha dato concretezza a questo principio attraverso il S.I.A.C. – Sistema Informativo Anti Contraffazione. La piattaforma consente infatti ai titolari di privative industriali e intellettuali di accreditarsi gratuitamente e mettere a disposizione della Guardia di Finanza informazioni sui propri prodotti: immagini, schede tecniche, elementi identificativi, perizie e documentazione utile a distinguere l’originale dal falso. Informazioni che, inserite dall’impresa, possono diventare patrimonio operativo per chi effettua i controlli sul territorio. Ed è proprio qui il cambio di prospettiva. L’impresa non è più soltanto il soggetto da tutelare. Diventa parte attiva del sistema di tutela. Per anni abbiamo pensato alla lotta alla contraffazione soprattutto come reazione: individuare il falso, sequestrarlo, perseguire chi lo commercializza. Rimane indispensabile. Ma oggi occorre fare un passo in più: anticipare. Significa mettere chi controlla nelle condizioni di conoscere prima prodotti, caratteristiche, elementi distintivi e possibili criticità. Significa permettere alle imprese di sapere a chi rivolgersi e quali strumenti utilizzare. Significa costruire un rapporto che non inizi quando il danno si è già verificato. In una parola: prevenzione. Ed è probabilmente questa la conseguenza più interessante del confronto di Vicenzaoro. Un talk ha valore quando, spenti i microfoni, lascia qualcosa da farePer Federpreziosi l’indicazione è chiara: rafforzare quel filo diretto tra imprese e istituzioni, facendo conoscere maggiormente gli strumenti disponibili e favorendo la circolazione delle informazioni. Il SIAC può rappresentare un primo terreno concreto sul quale lavorare insieme alla Guardia di Finanza, sensibilizzando le aziende del comparto e accompagnandole verso un utilizzo sempre più consapevole dello strumento. 
. In questo rapporto l’associazione può svolgere una funzione essenziale: essere cerniera, trasformando esigenze individuali in patrimonio comune e mettendo stabilmente in comunicazione il mondo delle imprese con quello delle istituzioni.

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