Peppe Casillo
4 min di lettura

Peppe Casillo, una vita nell’orologeria tra passione e obiettivi

Dai primi viaggi in Svizzera accanto al padre al primo ordine conquistato a soli 19 anni, Peppe Casillo, A.D. di Altanus Genève Spa, ha costruito il proprio percorso professionale partendo dall’esperienza sul campo. Una storia fatta di orologeria, relazioni e passione, ma anche di obiettivi da raggiungere e nuove sfide. Oggi, guardando a un mercato profondamente cambiato, Casillo continua a puntare sulla ripresa del comparto.


Peppe, cominciamo dalla sua storia professionale: come si è avvicinato al mondo degli orologi?

Fin da piccolo ho mangiato pane e orologeria, perché mio papà, che ha iniziato l’avventura di Altanus, mi ha sempre portato con lui. Andavamo in Svizzera, anche in occasione degli eventi degli allora proprietari del marchio, e sono sempre stato affascinato da questo mondo.

Appena ho potuto ho iniziato a stare vicino a mio padre per capire tutti i trucchi e i segreti del mestiere. Sono partito da zero, stando vicino al banchetto con gli orologiai, perché ero proprio affascinato da questo mondo.

Che cosa ricorda di quegli anni accanto a suo padre?

Sono tutti ricordi bellissimi. Mio padre mi aveva obbligato a proseguire gli studi e sono stato a un passo dalla laurea in Giurisprudenza, ma quando il lavoro mi ha coinvolto al 100% ho mollato.

Nonostante i miei genitori cercassero di tenermi lontano dal lavoro almeno fino alla fine degli studi, non ce l’ho fatta. Ho iniziato a girare, a lavorare come rappresentante e agente. È stata un’esperienza che mi ha formato e mi ha avvicinato al mondo del lavoro.

Qual è il più grande insegnamento che ha imparato in tutti questi anni?

La strada. Ho fatto tanti, tanti chilometri e avuto rapporti con migliaia di persone. Ho imparato il valore del dialogo e dell’immedesimarsi nel problema del cliente, cercando di capire insieme quali fossero le esigenze e le perplessità per poi portare a casa il risultato.

Se sei meticoloso, convinto e sicuro di quello che fai, alla fine il risultato arriva. Questo è l’insegnamento che ho imparato dal mio percorso.

Nella sua vita ci sono l’orologeria, il design, le auto, le corse: tante passioni diverse. Che cosa raccontano di lei?

Raccontano soprattutto una cosa: l’importanza di avere un obiettivo. È quello che cerco di trasferire ogni giorno ai miei figli, agli amici e anche ai ragazzi che incontro.

Se ti prefiggi di raggiungere un obiettivo, alla fine ci riesci, con sacrificio, impegno e soprattutto con tanta passione e amore per quello che fai. Tutte le mie passioni sono legate al voler raggiungere un traguardo, migliorarsi e crescere.

Anche il lavoro deve essere una gioia: se la mattina non ti svegli con la voglia di andare a lavorare, diventa un peso. Lo stesso vale per lo sport: se indossi il casco e non hai la motivazione, è meglio restare a casa, perché può diventare pericoloso per te e per gli altri.

C’è un evento professionale che ricorda con particolare affetto?

Sicuramente il mio primo ordine fatto da solo. Avevo 19 anni e mio padre, per mettermi alla prova, mi mandò in Liguria, una delle regioni più ostiche per il nostro settore.

Lì feci il mio primo ordine a un cliente che non dimenticherò mai. Con un mio stratagemma riuscii a convincerlo e fece un ordine di oltre 10 milioni di lire. Parliamo del 1980-81: quando tornai a casa, la soddisfazione era enorme.

Credo che lì mio padre capì che ormai non mi avrebbe più fermato: nelle vene mi scorreva l’orologeria.

Per concludere, quali sono oggi gli obiettivi che vorrebbe ancora raggiungere?

Vorrei riuscire a ritornare ai fasti di qualche anno fa. Ho avuto la fortuna di distribuire in 33 Paesi nel mondo e abbiamo vissuto un momento veramente magico con l’azienda.

Oggi tutto il mondo è molto rallentato. Riusciamo ancora a lavorare con 45 Paesi stranieri, ma l’Italia è in una situazione molto difficile. E non è solo un problema mio: tutta l’orologeria, dall’alta alla media e alla bassa gamma, ha vissuto un grosso calo.

Mi piacerebbe, prima di andare in pensione, rivedere i fasti di una volta. Questo è l’augurio che mi sento di fare.

L'autore

Torna in alto