Possiamo produrre un diamante. Non possiamo produrre la sua storia geologica. È questa la riflessione con cui Martin Mikuš, gemmologo e imprenditore slovacco, conclude un interessante contributo pubblicato ieri, 28 ottobre, da Rapaport, riportando il dibattito sui diamanti naturali e sintetici a una questione fondamentale: il valore. Per comprenderla, l’autore torna indietro di 120 anni. Nel dicembre 1906, una pubblicità apparsa sul New York Times proponeva rubini naturali a 125 dollari al carato e rubini ottenuti artificialmente a soli 12 dollari. Lo slogan era inequivocabile: “Entrambi sono autentici”. Erano gli anni in cui il metodo Verneuil rendeva possibile la produzione industriale di rubini sintetici. Stessa composizione chimica, proprietà sostanzialmente equivalenti, ma un’origine profondamente diversa. Con l’aumento della produzione, i prezzi dei rubini sintetici precipitarono, mentre quelli naturali conservarono il proprio posizionamento sul mercato. Un precedente che, secondo Mikuš, presenta sorprendenti analogie con quanto sta accadendo oggi ai diamanti. Dal 2018, secondo i dati richiamati nell’articolo, i prezzi all’ingrosso dei diamanti di laboratorio sono diminuiti di oltre il 90%, mentre le vendite in quantità continuano a crescere. Un’apparente contraddizione che racconta, in realtà, l’evoluzione di un prodotto la cui disponibilità può aumentare attraverso processi industriali. Il punto, dunque, non è negare le qualità dei diamanti sintetici, né attribuire automaticamente a quelli naturali un valore destinato a crescere. Anche questi ultimi subiscono le oscillazioni del mercato. La differenza è nell’origine, nella riproducibilità e nelle aspettative economiche che ne derivano. Una distinzione che assume particolare significato alla luce della recente decisione della CIBJO di raccomandare il termine synthetic quale definizione scientificamente più appropriata per i prodotti creati artificialmente con caratteristiche equivalenti a quelle naturali. Per il gioielliere, tutto questo si traduce in una responsabilità precisa: non limitarsi a vendere una pietra, ma spiegare ciò che il cliente sta acquistando, senza alimentare aspettative improprie sul mantenimento del valore. Perché due diamanti possono condividere le medesime proprietà fisiche, ma non necessariamente la stessa storia. Né lo stesso futuro economico.









