Federpreziosi
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A Vicenzaoro Settembre 2026 il retail talk “Le parole che cambiano il valore” ha aperto il percorso della nuova Commissione Gemmologica Federpreziosi

Federpreziosi rilancia il confronto. Tra le priorità emerse: una normativa specifica, un tavolo permanente di filiera, formazione e maggiore integrazione delle competenze gemmologiche nel punto vendita. Nel corso dell’incontro, il Colonnello Antonio Caputo, Comandante della Guardia di Finanza, Nucleo Speciale Beni e Servizi e Gruppo Anticontraffazione ha presentato la piattaforma SIAC, strumento concreto per la lotta al falso e alla contraffazione.

Vicenza, 7 settembre 2026 – Dare alle gemme parole certe, restituire al consumatore informazioni comprensibili e verificabili, trasformare la competenza scientifica in uno strumento concreto di qualificazione del mercato e del punto vendita. È il percorso delineato da Federpreziosi Confcommercio nel corso del Retail Talk “Le parole che cambiano il valore”, svoltosi questa mattina presso l’Educational Hub di Vicenzaoro.

L’incontro ha rappresentato una delle prime occasioni pubbliche di confronto dopo la recente costituzione, in seno all’ultima Assemblea di Federpreziosi, della Commissione Gemmologica, presieduta dal gemmologo e orafo parmense Davide Bolzoni. Un nuovo organismo nato con l’obiettivo di affrontare in maniera sistematica alcune delle questioni più rilevanti per il comparto: dalla correttezza delle denominazioni alla formazione degli operatori, dal rapporto tra competenza gemmologica e attività commerciale fino alla definizione di un quadro normativo capace di assicurare maggiore chiarezza e uniformità al mercato.

Dopo il saluto di Matteo Farsura, Global Exhibition Manager della divisione Jewellery & Fashion di Italian Exhibition Group  e l’introduzione di Stefano Andreis, presidente di Federpreziosi Confcommercio, il dibattito, moderato dal direttore della Federazione Steven Tranquilli, ha coinvolto, insieme a Davide Bolzoni, Salvo Ciulla, gemmologo e gioielliere; Raffaella Navone, gemmologa; e Loredana Prosperi, vicepresidente dell’Associazione Italiana Gemmologi.  Ha concluso l’incontro Il Colonnello della Guardia di Finanza  Antonio Caputo, Comandante del Nucleo Speciale Beni e Servizi e Gruppo Anticontraffazione di Roma.

Al centro del confronto è emerso con chiarezza un problema che il settore non può più permettersi di ignorare: l’assenza di una normativa vincolante specificamente dedicata alla nomenclatura e alla classificazione dei materiali gemmologici. Oggi il principale riferimento tecnico in lingua italiana è costituito dalle norme UNI, documenti elaborati con rigore scientifico e riconosciuta autorevolezza, la cui applicazione, tuttavia, rimane affidata alla libera scelta degli operatori.

Questa condizione non garantisce l’uniformità terminologica e la certezza richieste da un mercato moderno. Materiali gemmologici con caratteristiche analoghe possono così essere immessi sul mercato attraverso denominazioni differenti, talvolta fantasiose o volutamente suggestive, senza che esista un preciso riferimento legislativo in grado di impedirlo. La trasparenza finisce per dipendere dalla sensibilità e dalla preparazione del singolo operatore anziché da regole condivise, con conseguenze sulla tutela del consumatore, sulla leale concorrenza e sulla credibilità dell’intero comparto.

Negli ultimi anni, inoltre, l’ingresso di nuovi materiali, l’evoluzione delle tecnologie produttive, la nascita di nuove categorie merceologiche e la crescente attenzione verso le dichiarazioni ambientali ed etiche hanno reso il linguaggio ancora più determinante. Termini come “naturale”, “sintetico”, “trattato”, “coltivato” o “sostenibile” non sono semplici formule descrittive o commerciali: possiedono un preciso significato scientifico e tecnico e assumono, sempre più spesso, anche una rilevanza giuridica.

Raffaella Navone ha messo in particolare rilievo la necessità di mantenere la correttezza terminologica lungo ogni passaggio della filiera. Chiamare ciascun materiale con il proprio nome non rappresenta un tecnicismo riservato agli specialisti, ma il primo requisito di una comunicazione trasparente.

Il rigore scientifico, tuttavia, deve riuscire a raggiungere il consumatore. Davide Bolzoni ha sottolineato come le informazioni tecniche di alto livello debbano essere “tradotte” in un linguaggio accessibile e, soprattutto, trasferite nella quotidianità della gioielleria.

In questa prospettiva, la gioielleria si conferma il luogo nel quale la complessità tecnica incontra il pubblico e si trasforma in fiducia. Il dettagliante non è soltanto il tramite commerciale tra prodotto e cliente, ma l’interprete competente chiamato a collegare il dato scientifico alla cultura del gioiello, alla sua storia e al suo valore.

Un passaggio strettamente legato al tema della formazione, indicata da Stefano Andreis come una delle chiavi decisive per il futuro del comparto. Per il presidente di Federpreziosi, non è sufficiente promuovere un aggiornamento teorico: occorre favorire un inserimento reale delle nuove competenze nella vita delle imprese, creando le condizioni affinché anche i giovani gemmologi possano entrare nelle gioiellerie e contribuire concretamente alla qualità del servizio, alla relazione con il cliente e all’evoluzione professionale del retail.


«La qualità dell’informazione è parte integrante della qualità del prodotto», ha osservato Andreis. «Per questo dobbiamo investire nella formazione degli operatori e, nello stesso tempo, aprire il punto vendita alle nuove professionalità. Inserire giovani gemmologi nelle gioiellerie significa trasformare la conoscenza scientifica in cultura del servizio, rafforzando la capacità del nostro settore di parlare al consumatore con autorevolezza, chiarezza e responsabilità».


Su questo aspetto si è soffermata anche Loredana Prosperi, evidenziando come la consulenza gemmologica e l’analisi non debbano essere considerate dai gioiellieri esclusivamente come strumenti tecnici di verifica o certificazione, da utilizzare soltanto in presenza di dubbi o criticità. Devono essere intese come un vero servizio, capace di qualificare l’offerta, sostenere il racconto del prodotto e offrire al cliente un ulteriore elemento di rassicurazione e consapevolezza.

Una visione condivisa da Salvo Ciulla, che ha richiamato la necessità di ampliare il confronto oltre i confini della categoria e di coinvolgere direttamente le istituzioni. La chiarezza delle denominazioni e la tutela del consumatore non possono infatti essere affidate unicamente ai singoli operatori: richiedono un quadro di riferimento riconosciuto, condiviso e concretamente applicabile.

“Rappresentare un ponte tra le imprese e lo Stato è parte importante del nostro ruolo: significa ascoltare chi opera quotidianamente sul mercato, raccoglierne le segnalazioni e tradurle in un’azione concreta di prevenzione e contrasto alla contraffazione. Mondo pubblico e privato lavorano nella medesima direzione a garanzia della qualità del prodotto e della tutela del consumatore” ha dichiarato nel suo intervento il Colonnello Antonio Caputo, Comandante della Guardia di Finanza, Nucleo Speciale Beni e Servizi e Gruppo Anticontraffazione.


“In questo dialogo, la collaborazione con le associazioni di categoria assume un valore essenziale, perché consente alle istituzioni di comprendere più rapidamente l’evoluzione dei fenomeni illeciti e, al tempo stesso, offre agli operatori strumenti più efficaci per riconoscerli e segnalarli: la piattaforma SIAC (Sistema Informativo Anti Contraffazione del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza) per la lotta alla merce contraffatta ne è un esempio concreto. Anche l’impiego di una nomenclatura corretta e condivisa contribuisce a questa tutela: rende le informazioni più trasparenti, riduce gli spazi di ambiguità e rafforza la fiducia dei consumatori e delle imprese che lavorano nel rispetto delle regole.”


Proprio la definizione di una normativa specifica rappresenta una delle priorità della nuova Commissione Gemmologica di Federpreziosi.

A questa priorità si affianca la proposta di costituire un tavolo di lavoro permanente che coinvolga l’intera filiera gemmologica. Associazioni di categoria, operatori del commercio, laboratori, organismi di normazione, mondo accademico, esperti e istituzioni dovranno essere coinvolti nell’elaborazione di una disciplina tecnicamente autorevole, realmente condivisa e applicabile nella pratica quotidiana.

Con “Le parole che cambiano il valore”, il confronto avviato a Vicenzaoro non si è dunque concluso nell’arco di un incontro, ma ha definito un’agenda precisa per il lavoro della nuova Commissione: portare la cultura gemmologica dentro la gioielleria, formare gli operatori, valorizzare le nuove professionalità, coinvolgere le istituzioni e costruire regole condivise.

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