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Gioiellerie italiane, meno imprese ma più fatturato: il settore cambia volto

Un comparto orafo al dettaglio in profonda trasformazione: diminuiscono imprese e occupati, ma cresce il valore economico generato dal settore. Questo il quadro che emerge dall’ Osservatorio Federpreziosi Confcommercio  2025, realizzato in collaborazione con Format Research.

A dicembre dello scorso anno le imprese attive nel commercio al dettaglio di orologi, gioielleria e argenteria sono 11.842, pari all’1,6% del commercio al dettaglio nazionale. Nell’ultimo anno il comparto ha perso 782 gioiellerie, mentre rispetto al 2013 la contrazione complessiva è di 5.401 imprese. In calo anche l’occupazione: gli addetti sono 30.640, circa 3.300 in meno rispetto al 2024. Dal 2013 il settore ha perso circa il 22% degli addetti e oltre il 31% delle imprese attive.

“Sono numeri”, osserva il Presidente di Federpreziosi Confcommercio, Stefano Andreis, “che descrivono con chiarezza una fase di profonda trasformazione del comparto. Non siamo semplicemente di fronte a una riduzione numerica delle attività, ma a un cambiamento strutturale che coinvolge modelli distributivi, organizzazione aziendale, consumi e modalità di relazione con il cliente”.

La distribuzione territoriale conferma il peso del Mezzogiorno, dove si concentra il 42,9% delle gioiellerie italiane. Seguono il Nord Ovest con il 22,3%, il Centro con il 21,5% e il Nord Est con il 13,3%. Campania, Lombardia e Lazio raccolgono insieme quasi il 40% delle imprese del settore, con la Campania al primo posto a livello nazionale.

Il comparto resta fortemente caratterizzato da microimprese: il 96,8% delle gioiellerie ha meno di dieci addetti e oltre la metà opera con un solo addetto. Le grandi imprese rappresentano appena lo 0,1% del totale. Anche la forma giuridica conferma una struttura tradizionale: il 50,8% delle attività è costituito da ditte individuali, il 23,3% da società di persone e il 25,8% da società di capitali.

“Il settore della gioielleria italiana mantiene una forte identità artigianale e familiare”, sottolinea il direttore di Federpreziosi Steven Tranquilli. “Questa è una ricchezza straordinaria sotto il profilo culturale e professionale, ma richiede oggi strumenti nuovi per accompagnare le imprese nei processi di innovazione, digitalizzazione e ricambio generazionale”.

Accanto alla contrazione numerica emerge però un dato economico positivo: nel 2025 il fatturato delle gioiellerie italiane è stimato in oltre 7,38 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 6,8 miliardi del 2024. Cresce anche l’e-commerce, che supera 1,2 miliardi di euro.

La geografia del fatturato evidenzia una forte concentrazione: il Nord Ovest, pur rappresentando il 22,3% delle imprese, genera il 42,1% del valore nazionale, pari a circa 3,1 miliardi di euro. Sud e Isole, con quasi il 43% delle gioiellerie, producono invece il 14% del fatturato complessivo.

Le gioiellerie italiane continuano a rappresentare non soltanto un presidio economico, ma anche culturale e identitario dei territori. Difendere questo patrimonio significa sostenere imprese che custodiscono professionalità, tradizione, occupazione e qualità riconosciute nel mondo. La sfida dei prossimi anni per Federpreziosi sarà accompagnare questa trasformazione senza disperdere il valore storico e umano che caratterizza il settore.

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