Trent’anni di trasformazioni per capire come è cambiato il mondo del gioiello e quali saranno le sfide del futuro. È questo il tema di “1996 → 2026: Quando il mondo è cambiato. 30 anni di trasformazioni viste dal Tarì”, il talk in programma ad Open il Tarì il prossimo 10 Ottobre per celebrare il trentennale del Centro Orafo. Un confronto che spazierà dall’evoluzione dei consumi ai nuovi comportamenti d’acquisto, dal valore del gioiello all’impatto del digitale e dell’Intelligenza Artificiale.
Tra i protagonisti dell’incontro, Francesco Morace, sociologo dei consumi e trendwatcher, che ci ha anticipato alcuni dei temi del talk e analizza il nuovo rapporto tra consumatori, materia e gioiello. Un rapporto in cui, secondo Morace, la dimensione affettiva e sensoriale del prodotto può acquisire ancora maggiore rilevanza proprio mentre la vita quotidiana diventa sempre più digitale.
In questi anni è cambiato profondamente il modo in cui le persone acquistano, scelgono e attribuiscono valore a un prodotto. Quali sono, secondo lei, le trasformazioni più significative che il mondo della gioielleria deve oggi comprendere?
I cambiamenti sono stati molto diversi a seconda dei comparti. Nell’abbigliamento, per esempio, è cambiato profondamente il rapporto con la griffe e con la marca, che ha perso importanza soprattutto tra le generazioni più giovani.
Il mondo del gioiello, invece, non solo non ha perso valore, ma lo ha acquisito. Oggi assume una grande importanza la dimensione affettiva e il rapporto con il prodotto e con chi lo regala. Il gioiello è spesso un dono che celebra qualcosa e, in questo senso, possiamo parlare di un effetto di compensazione: mentre altri settori perdono valore, quello della gioielleria ne acquisisce.
Il gioiello è inoltre meno legato esclusivamente allo status e ai materiali preziosi e assume un significato sempre più simbolico e affettivo. Anche nuovi materiali, meno preziosi economicamente ma innovativi, possono sostituire in alcuni casi oro e argento.
È importante quindi comprendere che il mondo dei consumi è cambiato. Crisi economica ed energetica hanno ridotto il valore attribuito ad alcuni prodotti, ma questo non vale allo stesso modo per la gioielleria.
Viviamo in un momento in cui tecnologia, nuovi consumatori e nuovi modelli di consumo stanno ridisegnando il mercato. Che cosa può insegnarci questa trasformazione sul futuro del comparto orafo?
Più la nostra vita diventa digitale – e lo sarà sempre di più con l’Intelligenza Artificiale – più le persone guardano a ciò che è materico e tangibile. È una sorta di effetto di compensazione: desideriamo ciò che ci manca.
La dimensione tattile, quindi, non solo visiva ma anche sensoriale, acquisisce un’importanza crescente. In un mondo sempre più digitale, indossare accessori e gioielli significa ritrovare una dimensione umana legata alla materia, alla sensorialità e al gusto.
Anche questa trasformazione va quindi nella direzione di una crescente importanza del comparto orafo.
Il talk “1996 → 2026: Quando il mondo è cambiato” metterà a confronto trent’anni di trasformazioni. Guardando ai prossimi dieci anni, quali saranno i cambiamenti sociali e culturali che le imprese del gioiello dovranno essere pronte a intercettare?
Le prime due considerazioni fanno pensare che possa esserci un nuovo entusiasmo: le persone non rinunceranno al valore aggiunto che il settore può offrire. Questo, però, richiederà alle aziende di organizzarsi in modo diverso. Sarebbe un errore interpretare la tenuta del settore come un invito alla conservazione e continuare semplicemente a fare le cose come si sono sempre fatte.
Bisogna mantenere la dimensione artigianale e umana, ma imparare a raccontarla molto di più attraverso il digitale, i social e l’Intelligenza Artificiale. Non bisogna avere paura di inserire nelle aziende risorse giovani, con punti di vista nuovi e una maggiore familiarità con questi strumenti.
Non esiste una contrapposizione tra tradizione e innovazione. La materia, la manifattura, l’artisticità e la creatività continueranno a essere fondamentali, ma dovranno essere raccontate attraverso tutti i nuovi canali.
Lo dimostrano anche settori apparentemente lontani, come la pasticceria e l’enogastronomia di alta qualità: continuano ad avere successo proprio perché valorizzano ciò che è artigianale e umano, ma utilizzano pienamente social, web e strumenti digitali per comunicarlo.








