Le voci dei gioiellieri si sono trasformate in un coro. Non per alimentare il dibattito sulla vicenda Roggero, ma perché il tema della sicurezza continua a rappresentare la principale preoccupazione della categoria. Mentre l’opinione pubblica e i media si soffermano, comprensibilmente, sul caso del gioielliere cuneese, sul territorio gli episodi criminosi non si arrestano. È come se due piani procedessero parallelamente: quello del confronto sulla legittima difesa e sul risarcimento disposto nei confronti delle famiglie dei rapinatori e quello di chi ogni mattina alza la serranda nella consapevolezza che la prossima vittima potrebbe essere la propria attività. È in questo contesto che si inserisce quanto accaduto nella scorsa notte a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa. Un episodio che, più ancora che per il valore del bottino, colpisce per le modalità con cui è stato pianificato ed eseguito. Un commando composto da dieci-quindici persone, supportato da mezzi da cantiere, ha isolato l’area, sbarrato le vie di accesso con alcuni veicoli, esploso colpi d’arma da fuoco per intimidire i presenti e utilizzato un escavatore per abbattere l’ingresso della gioielleria e asportare la cassaforte. In poco più di venti minuti il colpo era stato portato a termine e la banda aveva già fatto perdere le proprie tracce. Le immagini del negozio devastato e dei titolari seduti davanti alle macerie hanno fatto rapidamente il giro delle chat del settore. Più delle fotografie, colpiscono le parole di un operatore: «Qui dentro sembra Beirut. Da tre ore cerchiamo tra i detriti nella speranza di trovare qualcosa.» Una frase che restituisce, meglio di qualsiasi commento, il senso di smarrimento che attraversa oggi l’intera categoria. Il timore dei gioiellieri non nasce dalla possibilità di subire un furto, un rischio che ogni imprenditore conosce e mette in conto. Nasce dalla constatazione che gli assalti stanno assumendo caratteristiche sempre più violente e organizzate, tali da mettere in discussione non solo il patrimonio dell’impresa, ma la stessa possibilità di lavorare in condizioni di sicurezza. È su questo terreno che occorre concentrare gli sforzi: rafforzare la prevenzione, sostenere gli investimenti in sicurezza, sviluppare sistemi di videosorveglianza sempre più integrati e garantire una presenza più capillare dello Stato sul territorio. Sono le richieste che Federpreziosi ha recentemente rivolto al Governo attraverso una nota indirizzata al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Alla luce di episodi come quello di Palazzolo Acreide, le richieste esplicitate non appaiono più soltanto opportune, ma sempre più urgenti.








