“Il Primo Rapporto sul commercio in Italia rappresenta un valore aggiunto per l’intero settore. Disporre di dati affidabili significa conoscere i fenomeni, comprenderne le dinamiche e interpretarli correttamente per costruire politiche e strategie capaci di guardare al futuro” .Con queste parole il presidente di Federpreziosi Confcom, Stefano Andreis, commenta il Rapporto presentato ieri da Confcommercio, sottolineando come la disponibilità di un patrimonio informativo solido rappresenti oggi uno strumento indispensabile per accompagnare il commercio nella fase di profonda trasformazione che sta attraversando. Il quadro che emerge è, nel complesso, incoraggiante. Il commercio italiano dimostra di essere un settore dinamico, resiliente e capace di adattarsi ai profondi cambiamenti del mercato. La riduzione del numero dei punti vendita non si è tradotta in un crollo dell’occupazione: gli addetti sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre fatturato e produttività per lavoratore hanno registrato una crescita significativa. Sono indicatori che testimoniano la capacità delle imprese di innovare, riorganizzarsi e investire per affrontare una fase di cambiamento senza precedenti. Queste dinamiche trovano riscontro anche nel comparto orafo. Secondo le elaborazioni di Federpreziosi Confcom, a fine 2025 in Italia operano 11.842 gioiellerie, che sviluppano un fatturato di circa 7,4 miliardi di euro. Un settore composto per il 96,8% da microimprese, profondamente radicate nei territori, capace di generare oltre la metà del valore economico complessivo del comparto e di rappresentare uno dei presìdi più qualificati del commercio di prossimità.

Anche nel nostro settore assistiamo a una progressiva evoluzione della rete distributiva. Non è semplicemente una riduzione del numero delle imprese, ma il riflesso di un mercato che cambia e che richiede aziende sempre più organizzate, innovative e capaci di investire. Tuttavia, ogni gioielleria che chiude rappresenta una perdita per il territorio, perché una gioielleria non è soltanto un punto vendita: è un presidio di economia, legalità, fiducia e relazioni”.
“Accanto agli elementi positivi, il Rapporto richiama però l’attenzione sul fenomeno della desertificazione commerciale, probabilmente il dato più delicato emerso dall’analisi. Tra il 2018 e il 2025 il commercio al dettaglio ha perso quasi 100 mila punti vendita, una trasformazione che non può essere letta esclusivamente sotto il profilo economico. “La progressiva riduzione dei negozi di prossimità – prosegue Andreis – incide direttamente sulla qualità della vita delle comunità, sulla vivibilità dei centri urbani e delle aree interne, sulla sicurezza e sulla presenza di servizi essenziali per cittadini e famiglie. Meno attività commerciali, anche se mediamente più grandi e più produttive, significano inevitabilmente meno servizi e un progressivo impoverimento del tessuto sociale dei territori”. È proprio questo il punto sul quale il presidente di Federpreziosi richiama l’attenzione. Crescere non significa soltanto aumentare la produttività o migliorare l’efficienza. Significa anche preservare il valore economico e sociale che il commercio genera ogni giorno nelle città e nei piccoli comuni. Per questo il commercio non può essere considerato esclusivamente un comparto economico, ma una vera e propria infrastruttura sociale, capace di creare occupazione, sicurezza, relazioni e qualità della vita. Una sfida che il settore, da solo, non può affrontare. “Servono politiche condivise – ha sottolineato sul tema il Presidente di Confcom, Carlo Sangalli – un’agenda urbana, capace di sostenere gli investimenti, valorizzare il commercio di prossimità e favorire un equilibrio tra piccola, media e grande distribuzione. La competitività futura dovrà procedere di pari passo con la tutela della rete commerciale che rende vivi i nostri territori”. Tra gli aspetti più significativi della presentazione del Rapporto, il presidente di Federpreziosi evidenzia anche le parole del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha ribadito con forza l’impegno del Governo a sostenere il commercio. “È un passaggio che forse è sfuggito a molti, ma che considero il messaggio più importante della giornata. Sentire il Ministro affermare, nella sede di Confcommercio, che il Governo intende sostenere il commercio significa assumere un impegno politico preciso. Ora questo impegno deve tradursi in un confronto concreto con le rappresentanze di categoria e in misure capaci di accompagnare la trasformazione del settore. Come sistema Confcommercio abbiamo il dovere di raccogliere questo segnale e trasformarlo in un percorso condiviso con le istituzioni”. Il Primo Rapporto sul commercio in Italia rappresenta quindi molto più di una raccolta di dati statistici. È una bussola che conferma la solidità e la capacità di adattamento delle imprese, ma che richiama tutti – istituzioni, associazioni e operatori economici – alla responsabilità di costruire politiche che sappiano coniugare innovazione, competitività e tutela del commercio di prossimità. Perché difendere i negozi significa, in definitiva, difendere la vitalità delle nostre città e il futuro delle comunità che le abitano.







