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Vincenzo Aucella: «Gioielleria e turismo, l’IGP può valorizzare il Made in Italy»

Le differenze nei consumi tra le aree del Paese e il potenziale del turismo rappresentano due questioni centrali per il futuro della distribuzione orafa. Al termine dell’incontro “Le gioiellerie italiane: scenari, politiche e prospettive di sviluppo“, promosso dalla senatrice Erika Stefani in collaborazione con Federpreziosi e Format Research, Vincenzo Aucella, vicepresidente vicario di Federpreziosi, ha evidenziato la necessità di politiche commerciali capaci di rispondere alle specificità territoriali. Al tempo stesso, individua nell’indicazione geografica protetta (IGP) uno strumento per rafforzare la riconoscibilità del gioiello italiano e intercettare una domanda turistica interessata alle eccellenze del territorio.


Quali differenze territoriali osserva tra Nord, Centro e Sud nella tenuta delle gioiellerie? Ritiene che siano necessarie politiche differenziate?

Sicuramente sì, perché le differenze emergono già analizzando i consumi e le tipologie di gioielli acquistati nelle diverse aree del Paese. Lo osserviamo anche qui al Tarì: considerando chi frequenta il centro orafo e che cosa acquista, è possibile individuare alcune caratteristiche legate alla provenienza geografica della clientela. Naturalmente, bisogna tenere conto anche delle gioiellerie che lavorano con brand distribuiti su più territori, per cui non si possono fare generalizzazioni assolute.

Un esempio è quello dell’oro a nove carati. In alcune aree del Centro-Sud questa tipologia è diventata un’alternativa di fronte all’aumento del prezzo dell’oro, mentre nel Centro-Nord incontra maggiori resistenze ed è quasi un tabù. Sono differenze che dimostrano come sia necessario adottare proposte e strategie commerciali diversificate, capaci di rispondere alle esigenze dei singoli mercati.

Durante l’incontro si è parlato anche di turismo e gioielleria. In che modo l’IGP può aiutare le imprese a raggiungere nuovi clienti e mercati?

Abbiamo analizzato ciò che è accaduto nel settore alimentare, dove le indicazioni geografiche hanno contribuito a valorizzare le produzioni italiane. Pensiamo, per esempio, al vino e alla crescita della sua riconoscibilità internazionale. Abbiamo quindi applicato la stessa chiave di lettura al mondo del gioiello.

Dalle ricerche presentate emerge che oltre il 44% dei turisti che visitano l’Italia acquista prodotti anche in virtù della garanzia rappresentata dal Made in Italy. Siamo convinti che una certificazione IGP possa offrire un’opportunità importante a realtà come quella del corallo e del cammeo, oltre che ad altri comparti che hanno intrapreso o richiesto percorsi di riconoscimento.

Un marchio di questo tipo può fare la differenza anche quando un turista passa davanti a una vetrina e viene incuriosito da un gioiello. L’indicazione geografica aggiunge un elemento di riconoscibilità e una garanzia che va oltre quella offerta dal singolo produttore, perché si basa su un sistema di tutela riconosciuto a livello istituzionale ed europeo. Per questo riteniamo che l’IGP possa diventare una sorta di «cavallo di Troia» per avvicinare nuovi consumatori alle nostre produzioni, rafforzare il legame tra gioiello e territorio e aprire nuove opportunità sui mercati internazionali.

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