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Corrado Peraboni: “Vicenzaoro è ormai un vero place to be”

Quattro anni di transizione si sono conclusi con l’apertura a pieno regime del nuovo Padiglione 2, destinato a cambiare ulteriormente la fisionomia di Vicenzaoro e la modalità di fruizione della manifestazione. Ma l’edizione di settembre 2026 arriva anche in un momento complesso per il comparto orafo e gioielliero, rendendo ancora più significativo il dato di una fiera prossima al sold out e capace di attrarre buyer e operatori da tutto il mondo. Ne abbiamo parlato con Corrado Peraboni, Amministratore delegato di IEG, che ci ha raccontato le trasformazioni della manifestazione, il valore della presenza fisica nei momenti di difficoltà e quella scelta, presa durante il Covid, che ha contribuito a consolidare il rapporto tra Vicenzaoro e la sua community.


Dopo quattro anni di transizione, il nuovo Padiglione 2 è ora completamente operativo. Cosa cambia concretamente per espositori e buyer?

Cambia molto. Innanzitutto, siamo tutti sotto lo stesso tetto: anche gli operatori della tecnologia, che prima erano collocati fuori dal quartiere fieristico in un padiglione separato, ora sono all’interno insieme a tutti gli altri. Sicuramente, poi, chi si trovava in una situazione meno favorevole dispone oggi di spazi molto più belli e adeguati.

Direi però che l’effetto è stato un po’ come un’onda sull’acqua, che si è propagata in tutto il quartiere. Oggi è molto più facile passare da una parte all’altra dei padiglioni e muoversi all’interno della manifestazione. Quindi, da un lato, ci sono aziende che hanno beneficiato direttamente dei nuovi spazi, trovando finalmente una “casa” degna di questo nome; dall’altro, è migliorata la circolazione complessiva all’interno del quartiere.

Questa edizione è vicina al sold out, in un momento che viene descritto come particolarmente difficile per il mercato della gioielleria e dell’oreficeria. Come si spiega questo apparente paradosso?

Probabilmente proprio perché la fiera è diventata ancora più importante e necessaria.

Dopo tanti anni di lavoro nel settore fieristico posso dire che l’importanza di una manifestazione si vede soprattutto nei momenti di crisi, più che in quelli di successo. Quando il mercato cresce, gli operatori partecipano magari a tutte le fiere: non ci sono particolari problemi legati agli investimenti, agli spostamenti o al tempo.

Quando, invece, il momento è più delicato, gli operatori fanno delle scelte. Il fatto che in questa edizione, secondo i primi dati dei primi due giorni, stiamo addirittura crescendo in termini di visitatori e buyer provenienti da tutto il mondo significa che Vicenzaoro è ormai diventata un vero e proprio “place to be”. Se gli operatori devono ridurre la partecipazione a qualche manifestazione, non rinunciano a Vicenzaoro.

Guardando agli ultimi anni, qual è la decisione presa su Vicenzaoro che oggi, con il senno di poi, le sembra essere stata la più coraggiosa?

Sicuramente quella di organizzare la manifestazione durante il periodo del Covid, quando praticamente tutti avevano chiuso. Noi decidemmo invece di realizzare un’edizione ibrida, utilizzando anche la tecnologia.

È stato un investimento importante per noi e per le aziende, ma credo che sia stato anche il momento in cui gli operatori hanno capito di avere di fronte un partner affidabile, che faceva realmente parte di questa community.

Da allora, credo che il rapporto tra tutti gli attori del sistema si sia ulteriormente consolidato: le aziende, le associazioni, le istituzioni e noi. Si è creato un vero e proprio sistema, che è diventato un trampolino di lancio per il successo futuro della manifestazione.

Certo, con il senno di poi può sembrare una scelta naturale, ma in quel momento non fu affatto una decisione facile.

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