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Dazi Usa sui diamanti, India sotto pressione mentre Anversa torna a guadagnare terreno

La nuova politica tariffaria degli Stati Uniti ridisegna gli equilibri nel commercio internazionale dei diamanti e crea una situazione molto diversa tra India e Belgio, due dei principali centri mondiali della filiera. Da una parte Surat e l’industria indiana del taglio e della lavorazione si trovano a fronteggiare un nuovo dazio del 10%; dall’altra Anversa torna a beneficiare dell’esenzione sulle importazioni negli Stati Uniti dei diamanti naturali tagliati in Europa.

Le nuove misure americane sono entrate in vigore il 24 luglio e prevedono tariffe aggiuntive del 10% o del 12,5% per circa 60 Paesi, nell’ambito delle misure adottate dall’amministrazione Trump attraverso la Section 301 del Trade Act del 1974, con riferimento alle politiche contro il lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento. L’India è stata inserita nel gruppo dei Paesi soggetti all’aliquota più bassa, pari al 10%.

Per il comparto indiano della gioielleria e dei diamanti il provvedimento rappresenta comunque un elemento di pressione. Il Gem & Jewellery Export Promotion Council (GJEPC) contesta infatti l’applicazione del nuovo dazio al settore e sottolinea come l’industria indiana abbia sviluppato da tempo sistemi di approvvigionamento responsabile e standard di tutela dei lavoratori.

Il problema non riguarda soltanto il nuovo 10%. Il dazio aggiuntivo si somma infatti alle tariffe già applicate dagli Stati Uniti. Nel caso della gioielleria indiana, il GJEPC indica un’imposizione MFN compresa tra il 5,5% e il 6%, con un impatto complessivo che rende più oneroso l’accesso al mercato statunitense. L’organizzazione ha quindi chiesto che diamanti naturali e pietre preziose possano beneficiare di un’esenzione prevista dall’Annex III.

L’India, tuttavia, non è tra i Paesi colpiti dall’aliquota più elevata. Il 12,5% riguarda infatti diversi importanti hub produttivi e commerciali, tra cui Cina, Thailandia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Israele e Vietnam. Anche per i diamanti lab-grown e sintetici provenienti dall’India restano applicabili i dazi.

Sul fronte europeo lo scenario è invece decisamente più favorevole. Gli Stati Uniti hanno ripristinato l’esenzione dai dazi per i diamanti naturali tagliati in Europa, riportando a zero il prelievo aggiuntivo che nei sei mesi precedenti aveva gravato sulle esportazioni. Una decisione particolarmente rilevante per Anversa, principale centro europeo per il taglio dei diamanti.

Il mercato americano rappresenta infatti uno sbocco fondamentale per il distretto belga: nel 2024 il Belgio ha esportato negli Stati Uniti diamanti tagliati e lucidati per 2,1 miliardi di dollari. La nuova esenzione rafforza quindi la competitività del polo di Anversa proprio mentre i produttori indiani devono fare i conti con un costo aggiuntivo per l’accesso allo stesso mercato.

La differenza di trattamento dipende anche dall’origine del diamante. Le regole doganali statunitensi considerano infatti il Paese nel quale avviene la lavorazione determinante per l’origine del prodotto: un diamante grezzo lavorato in India mantiene quindi origine indiana anche se successivamente viene commercializzato attraverso un altro Paese. Il semplice passaggio da un hub commerciale a un altro non consente dunque di evitare il dazio.

Per l’Antwerp World Diamond Centre (AWDC), il ritorno dell’esenzione rappresenta un’opportunità concreta per il distretto. L’associazione sottolinea come i diamanti naturali lavorati in Europa siano già sottoposti a sistemi di verifica dell’origine e di compliance, tra cui quelli legati al Kimberley Process e alle normative del G7. La possibilità di entrare negli Stati Uniti senza il nuovo dazio può quindi rendere nuovamente più interessante la lavorazione europea.

Il quadro resta comunque tutt’altro che definitivo. Le nuove tariffe arrivano infatti dopo una fase caratterizzata da continui cambiamenti nella politica commerciale americana e mentre Washington mantiene aperte altre indagini nell’ambito della Section 301, anche nei confronti di Unione Europea, Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Svizzera. Queste procedure potrebbero tradursi in ulteriori misure tariffarie.

Per il settore dei diamanti, dunque, la questione non è soltanto quanto costa oggi esportare negli Stati Uniti. I nuovi dazi rischiano di influenzare dove conviene tagliare, lucidare e commercializzare un diamante, riportando al centro il tema dell’origine e trasformando la politica commerciale americana in un fattore capace di incidere direttamente sulla geografia della filiera mondiale.

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