Alla guida di Confindustria Toscana Sud e della Consulta Orafa aretina, Giordana Giordini rappresenta una delle voci più autorevoli del comparto gioielliero italiano. Imprenditrice di terza generazione, oggi è chiamata a guidare un territorio che continua a essere uno dei motori dell’oreficeria Made in Italy tra export, innovazione e manifattura. Con lei abbiamo parlato del presente del distretto aretino, delle sfide internazionali e del ruolo strategico di Oroarezzo per il futuro del settore.

Il distretto orafo aretino continua a essere uno dei principali poli produttivi italiani. Qual è oggi la sua vera forza?
Il distretto aretino è il più importante d’Europa per numero di aziende, di addetti al lavoro e soprattutto per fatturato export. In questo momento, chiaramente, sta soffrendo per le congiunture internazionali tra guerre, aumento dei prezzi delle materie prime e instabilità dei mercati. Nonostante questo, però, continua a investire in tecnologia, digitalizzazione e processi produttivi all’avanguardia, con l’obiettivo di creare prodotti che portino sempre più in alto il valore del Made in Italy nel mondo.
Che ruolo ha Oroarezzo per il distretto e per il Made in Italy?
OroArezzo rappresenta un punto centrale per il settore grazie all’incoming di clienti da ogni parte del mondo. Ci stiamo concentrando molto sulla crescita della manifestazione e stiamo lavorando anche insieme a ICE per attrarre buyer sempre più interessati al nostro territorio. Quando un buyer visita Arezzo riesce davvero a respirare l’importanza della manifattura italiana e del valore che questo distretto rappresenta per il Made in Italy.
Negli ultimi anni il settore ha attraversato fasi molto complesse tra aumento dei costi, tensioni geopolitiche e oscillazioni del prezzo dell’oro. Come stanno reagendo le aziende?
Sicuramente l’oscillazione del prezzo dell’oro è un fattore molto importante. Quando ci sono queste fasi, inevitabilmente, i mercati si fermano. In più abbiamo il problema dei dazi americani e delle tensioni nell’area del Golfo. In questo momento le aziende si stanno riorganizzando e guardano a nuovi mercati. Come associazioni, insieme al Governo, stiamo cercando di trovare sbocchi alternativi senza perdere il focus sui mercati tradizionali. Le aziende, comunque, continuano a investire per creare prodotti destinati anche ad altri mercati e per ampliare i propri orizzonti commerciali. Questo per noi è fondamentale.
Come si stanno evolvendo le aziende aretine nel rapporto con i mercati esteri e quali sono i mercati più strategici per le imprese del territorio?
I mercati più strategici restano quelli tradizionali, ma stiamo guardando con grande attenzione all’Oriente e soprattutto all’Africa. In questo momento stiamo conducendo un’analisi importante sui mercati africani. Grande attenzione anche verso il Mercosur e l’India, che rappresentano mercati molto interessanti, soprattutto considerando il progressivo abbattimento dei dazi.


Formazione, Innovazione tecnologica e sostenibilità stanno trasformando il comparto. In che modo il distretto aretino sta affrontando questa evoluzione?
Il comparto aretino sta investendo molto in tecnologia, soprattutto in nuovi macchinari che permettono di realizzare prodotti sempre più leggeri e qualitativamente avanzati. Si investe molto anche nelle certificazioni di qualità e nella sostenibilità, un tema a cui i giovani sono particolarmente sensibili. Arezzo, in questo senso, rappresenta un vero esempio di economia circolare: ci sono aziende che producono oreficeria, aziende che realizzano semilavorati e altre che recuperano il metallo prezioso dagli scarti di lavorazione. È un sistema integrato e sostenibile sul quale puntiamo molto, perché oggi è un tema fondamentale per il futuro delle imprese.
Parlando di futuro, quali sono le priorità per mantenere competitivo il distretto?
Sicuramente bisogna continuare a investire, perché chi si ferma è perduto. È necessario valorizzare sempre di più il nostro prodotto e non rimanere indietro. Oggi chi resta fermo rischia di uscire dal mercato. Bisogna investire e avvicinare i giovani alle nostre aziende, alle nostre tecnologie e al nostro prodotto. Questo sarà decisivo per il futuro del distretto.










