La distinzione tra diamanti naturali e sintetici torna al centro del dibattito internazionale. Nel quarto rapporto pre-congresso pubblicato in vista del Congresso CIBJO 2026 di Vicenza, la Commissione Diamanti, presieduta da Udi Sheintal, ribadisce la necessità di aggiornare la nomenclatura internazionale, proponendo di riservare il sistema di classificazione delle 4C esclusivamente ai diamanti naturali e di adottare il termine “sintetico” come definizione standard per i diamanti ottenuti attraverso processi industriali.
La posizione rappresenta l’evoluzione di un percorso avviato durante il Congresso CIBJO 2025 di Parigi, dove la Commissione aveva già suggerito di modificare il Diamond Blue Book, eliminando le espressioni laboratory-grown e laboratory-created come sinonimi di synthetic.
Secondo Sheintal, un diamante prodotto in laboratorio dovrebbe essere identificato semplicemente come diamante sintetico, in linea con quanto già avviene per altre gemme create artificialmente, come smeraldi, rubini e zaffiri sintetici.
Nel corso dell’ultimo anno, il Diamond Commission Steering Committee (DCSC) – organismo composto da esperti internazionali del settore – si è riunito più volte per definire la nuova versione del Diamond Blue Book, che sarà sottoposta all’approvazione dei delegati durante il congresso di Vicenza.
Uno dei punti centrali del rapporto riguarda proprio l’utilizzo delle 4C (carat, color, clarity e cut). Secondo la Commissione, questo sistema di classificazione è stato sviluppato per descrivere le caratteristiche e la rarità dei diamanti naturali, ognuno dei quali presenta peculiarità uniche. Applicarlo anche ai diamanti sintetici rischierebbe invece di generare confusione nei consumatori, suggerendo un’equivalenza che, secondo CIBJO, non riflette la diversa natura dei due prodotti.
Per questo motivo la Commissione propone lo sviluppo di una nomenclatura specifica dedicata ai diamanti sintetici, basata su criteri di controllo qualità più adatti a prodotti ottenuti mediante processi industriali.
Il rapporto affronta anche un aggiornamento terminologico relativo al parametro del taglio. La Commissione sottolinea come il termine più corretto sia oggi grado di taglio (cut grade), ossia la valutazione della qualità delle proporzioni, della simmetria e della lucidatura di un diamante appartenente a una determinata forma, ad esempio quella rotonda.
Sheintal evidenzia inoltre che il dibattito non riguarda la legittimità dei diamanti sintetici, riconosciuti come il risultato di importanti innovazioni tecnologiche e capaci di soddisfare una domanda di mercato consolidata. La questione, piuttosto, riguarda l’efficacia della nomenclatura internazionale e la sua capacità di garantire trasparenza e corretta informazione al consumatore in un mercato in continua evoluzione.
Alla stesura del quarto rapporto hanno contribuito, oltre a Udi Sheintal, anche Jean Pierre Chalain, vicepresidente della Commissione Diamanti, Thomas Lind, vicepresidente del Settore A di CIBJO dedicato ai materiali gemmologici, Peter Karakchiev, responsabile delle relazioni internazionali di ALROSA, e Alan Cohen, membro della Commissione Diamanti.







