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L’oro torna ai massimi da giugno: dollaro debole, Fed e tensioni geopolitiche spingono le quotazioni

L’oro torna protagonista sui mercati internazionali e raggiunge i livelli più elevati delle ultime sette settimane. Il 7 agosto 2026 il metallo prezioso ha toccato quota 4.306,6 dollari l’oncia, mettendo a segno la quarta seduta consecutiva in rialzo e riportandosi ai massimi dalla fine di giugno. Un movimento che riflette l’incrocio di fattori finanziari e geopolitici e che torna ad avere conseguenze dirette anche per la filiera della gioielleria.

A sostenere le quotazioni sono innanzitutto le aspettative di una politica monetaria meno restrittiva da parte della Federal Reserve. I recenti segnali di rallentamento dell’economia e del mercato del lavoro statunitense hanno infatti rafforzato le ipotesi di un possibile allentamento dei tassi, scenario tradizionalmente favorevole all’oro, che non genera interessi ma tende a diventare più attraente quando i rendimenti degli asset finanziari diminuiscono.

A questa dinamica si aggiunge l’andamento del dollaro. Il biglietto verde ha mostrato segnali di debolezza nelle ultime sedute, con l’indice che ne misura il valore rispetto alle principali valute sceso intorno a 99,78 punti, sui minimi delle ultime sei settimane. Poiché l’oro è quotato in dollari, una valuta statunitense più debole tende a rendere il metallo relativamente più conveniente per gli investitori che acquistano con altre divise, contribuendo a sostenere la domanda.

Sul mercato valutario hanno inciso anche le recenti operazioni coordinate tra Stati Uniti e Giappone sullo yen, che hanno contribuito a modificare gli equilibri tra le principali valute. Il risultato è stato un ulteriore indebolimento del dollaro, che ha offerto un nuovo sostegno alle quotazioni del metallo prezioso.

Resta centrale anche lo scenario geopolitico. Le prospettive di una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali passaggi marittimi per il commercio internazionale di petrolio e gas, hanno contribuito nelle ultime ore a modificare la percezione del rischio sui mercati. L’Iran ha infatti segnalato la possibilità di un accordo con l’Oman per la riapertura dello Stretto, alimentando qualche speranza di una riduzione delle tensioni in Medio Oriente.

L’oro rimane tuttavia uno degli strumenti privilegiati dagli investitori proprio nelle fasi di maggiore incertezza. Il rapporto tra metallo prezioso, petrolio e dollaro è apparso particolarmente evidente durante la crisi mediorientale, con l’oro sostenuto dalla ricerca di beni rifugio mentre le quotazioni energetiche e il biglietto verde seguivano dinamiche differenti.

Nonostante il recente recupero, il prezzo dell’oro è ancora lontano dal record raggiunto all’inizio dell’anno. A fine gennaio 2026 il metallo aveva infatti toccato 5.589 dollari l’oncia, oltre il 20% al di sopra dei livelli raggiunti in questi giorni. Il dato mostra quanto sia stata profonda la correzione attraversata dal mercato dopo il forte rally del 2025 e dei primi mesi del 2026.

Per la gioielleria, il nuovo rialzo conferma quindi un contesto ancora caratterizzato da forte volatilità. Il prezzo della materia prima continua a incidere sulla produzione, sui margini e sulle strategie di approvvigionamento delle aziende, mentre l’elevato costo dell’oro può spingere produttori e brand a intervenire sul peso dei gioielli, sulla progettazione e sulla composizione degli assortimenti.

Le prossime settimane saranno determinanti per capire se il movimento attuale rappresenti l’inizio di una nuova fase rialzista o soltanto un recupero dopo la correzione dei mesi precedenti. A orientare il mercato saranno soprattutto i nuovi dati sull’economia e sull’occupazione americana, le aspettative sui tassi della Federal Reserve, l’andamento del dollaro e l’evoluzione della situazione in Medio Oriente.

Per il momento, l’oro torna comunque a mandare un segnale chiaro: dopo la lunga corsa che lo ha portato ai record di inizio anno, il metallo prezioso conserva una forte capacità di attrarre capitali proprio quando aumentano le incertezze. Per il settore orafo significa continuare a confrontarsi con una materia prima dal valore elevato e difficile da prevedere, rendendo sempre più strategica la capacità di trasformare ogni grammo d’oro in design, manifattura e valore aggiunto.

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