Serpenti, piume, pantere e diamanti. Sul red carpet dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, l’alta gioielleria ha costruito un racconto parallelo a quello del cinema, fatto di simboli, savoir-faire e grandi pietre. Le maison hanno portato al Lido creazioni capaci di accompagnare gli abiti, ma anche di diventare protagoniste assolute dell’immagine.
Tra le presenze più riconoscibili c’è stata Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria, che ha affidato a Bulgari diversi dei suoi look veneziani. Per una delle apparizioni ha scelto una collana Serpenti High Jewelry in oro rosa 18 carati, onice e diamanti, con due diamanti taglio pera, abbinata a un anello Serpenti Viper a due spire e a orecchini della stessa collezione. In un’altra occasione, il motivo del serpente è stato reinterpretato attraverso orecchini in oro giallo e bianco, con 36 diamanti taglio marquise e quattro rubini. Una scelta che ha mostrato la capacità di Serpenti di cambiare espressione rimanendo immediatamente riconoscibile.


Sempre Bulgari, ma questa volta nel segno del colore, è stata la scelta di Bianca Balti. La modella ha indossato una collana in oro rosa 18 carati con onice, tanzaniti taglio cuscino, tormaline rosa e diamanti pavé, completata da orecchini coordinati. Qui il colore non è stato un semplice elemento decorativo: il contrasto tra il nero dell’onice, le tonalità profonde delle tanzaniti e il rosa delle tormaline ha costruito l’intero carattere del look.
Anche Rebecca Donaldson ha scelto Bulgari, puntando questa volta sull’accostamento tra oro rosa, smeraldi e diamanti. La collana Serpenti Viper High Jewelry, con due smeraldi buff-top e diamanti pavé, ha seguito il collo con una costruzione flessibile e contemporanea, accompagnata da un bracciale con smeraldi cabochon. Una versione più essenziale dell’iconico serpente, affidata soprattutto alla geometria e alla profondità delle pietre.


Se Bulgari ha trasformato il serpente nel protagonista, CHANEL ha scelto invece la leggerezza della piuma. Marion Cotillard ha indossato una collana Plume de CHANEL in oro bianco 18 carati e diamanti, composta da 242 pietre. Il motivo della piuma appartiene alla storia della maison fin dagli anni Trenta e rimanda alla collezione “Bijoux de Diamants” del 1932, l’unica collezione di alta gioielleria disegnata personalmente da Gabrielle Chanel. La creazione veneziana ne riprende l’idea di movimento, seguendo il corpo e riflettendo la luce a ogni gesto.
In un’altra apparizione, Cotillard ha scelto un linguaggio completamente diverso, più grafico, con l’orologio PREMIÈRE GALON in oro giallo e onice, accompagnato da un ear clip e da anelli COCO CRUSH. In questo caso il gioiello ha incontrato l’orologeria, mentre il motivo matelassé ha riportato nel look uno dei codici estetici più riconoscibili della maison.


Il red carpet veneziano ha dato spazio anche al patrimonio storico della gioielleria. Kate Mara ha indossato una collana Écharpe di Cartier risalente al 1950, realizzata in filo e oro lavorato, platino e diamanti taglio brillante. Un pezzo d’archivio capace di portare sul tappeto rosso un’estetica diversa dalle più spettacolari creazioni contemporanee: più fluida, essenziale e legata alla storia della maison.
Cartier ha sviluppato invece il tema della natura attraverso la collezione Faune et Flore. Laura Dern ha abbinato orecchini Reflection de Cartier a una collana della collezione, realizzata in oro bianco, smeraldi e diamanti e dotata di un elemento trasformabile che poteva essere indossato anche come spilla. La trasformabilità è stata una delle caratteristiche più interessanti di questa proposta, pensata per adattare il gioiello a occasioni e modalità d’uso differenti.
Lo stesso universo creativo ha accompagnato Leslie Bibb, con orecchini Reflection de Cartier e un anello Faune et Flore in oro bianco, onice, zaffiri, acquamarine, quarzo dumortierite e diamanti. Marina Ruy Barbosa ha invece scelto una composizione ancora più ricca, con orecchini, collana e bracciale Faune et Flore in oro bianco, smeraldi, onice, zaffiri, acquamarine, calcedoni e diamanti.
Tra le interpretazioni più elaborate c’è stata quella di Benedetta Porcaroli, che ha indossato una collana Faune et Flore in oro bianco 18 carati, onice, crisoprasi, rubelliti, tsavoriti, smeraldi e diamanti. Una combinazione di materiali e colori che ha trasformato il gioiello in una sorta di paesaggio in miniatura, dove le pietre hanno assunto un ruolo narrativo oltre che prezioso.



E se c’è un altro simbolo che non poteva mancare a Venezia è la pantera di Cartier. Virna Toppi ha scelto un’intera parure composta da orecchini, collana, bracciale e due anelli Panthère de Cartier, tutti in oro bianco con smeraldi, onice e diamanti. Jeon Do-yeon ha optato per una versione più concentrata del motivo, con orecchini e anello coordinati.
Particolarmente interessante anche l’interpretazione di Greta Scarano, che ha mescolato codici differenti della maison. Agli orecchini e agli anelli Clash de Cartier in oro rosa, oro giallo e onice ha affiancato un anello Panthère in oro giallo, tsavoriti e onice. In un’altra apparizione, la pantera è diventata protagonista assoluta attraverso un torque articolato in oro giallo, lacca, onice e tsavoriti, completato da due anelli della stessa collezione.

Il risultato è stato un red carpet nel quale l’alta gioielleria ha mostrato molte delle sue anime: il valore dell’archivio, la forza dei simboli, la ricerca sulle pietre di colore, la trasformabilità e la capacità di costruire gioielli in dialogo con il corpo.
A Venezia, ancora una volta, il gioiello non si è limitato a completare l’abito. Serpenti, piume, pantere e paesaggi floreali hanno raccontato identità precise, trasformando ogni apparizione in una piccola scena di alta gioielleria. E proprio questa capacità di unire tecnica, storia e personalità è stata forse la vera protagonista del red carpet veneziano.







