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GenAI e gioiello, tra innovazione e tutela della creatività

Opportunità, rischi e implicazioni legali della GenAI nell’industria del gioiello: è questo il tema al centro del sesto Report Precongresso della CIBJO Ethics Commission, presieduta da Sara Yood. Un’analisi che affronta una delle trasformazioni più rapide e complesse per il settore, ponendo una domanda destinata a diventare sempre più centrale: come verrà utilizzata l’intelligenza artificiale e quali regole accompagneranno questa trasformazione?

Uno dei punti fondamentali del rapporto riguarda la distinzione tra l’AI utilizzata come strumento di supporto e una produzione creativa affidata invece direttamente al sistema.


«Esiste una differenza fondamentale tra il lavoro assistito dall’AI, nel quale l’essere umano rimane il decisore creativo, e il lavoro generato direttamente dall’AI, nel quale il sistema determina gran parte del risultato espressivo», osserva Sara Yood.

«Parliamo di designer, creativi e artigiani. Uno dei problemi dell’AI è che, attualmente, è essenzialmente non regolamentata», sottolinea Yood. Restano infatti limitati i meccanismi di supervisione sulle modalità con cui le aziende sviluppano i propri algoritmi, sulla provenienza delle informazioni utilizzate e sulle misure adottate per impedire che materiale protetto da copyright venga impiegato nell’addestramento dei sistemi.


È proprio da questa distinzione che emerge uno dei principali nodi sollevati dal rapporto: la velocità con cui evolve l’intelligenza artificiale non sembra ancora accompagnata da un quadro normativo altrettanto rapido e definito. Un divario che coinvolge anche la tutela dei diritti di proprietà intellettuale e che assume particolare rilevanza in un settore nel quale il valore del prodotto è strettamente legato alla creatività e all’originalità.

La questione non riguarda soltanto il modo in cui l’AI viene utilizzata, ma anche la definizione dei confini entro i quali un risultato generato dalla tecnologia può essere considerato originale. Al momento, infatti, non esiste ancora una giurisprudenza sufficientemente ampia per stabilire con chiarezza quando l’ispirazione tratta da un’opera altrui oltrepassi il limite e si trasformi in una violazione dei diritti.

Anche la formulazione dei prompt può quindi diventare un tema delicato. Secondo la Commissione Etica, non dovrebbero essere utilizzate richieste che sollecitino un design «nello stile di» uno specifico brand o di un determinato creator. Oltre al possibile rischio di violazione dei diritti, questa pratica potrebbe contribuire a una progressiva omologazione dei design e alla sostituzione dei designer e degli artigiani indipendenti.

La sfida, però, non consiste nel contrapporre innovazione e creatività. Al contrario, una governance strutturata dell’intelligenza artificiale potrebbe diventare uno strumento strategico per le imprese. «Una vera e propria governance dell’AI potrebbe rappresentare uno strumento strategico per le imprese, consentendo loro di monitorare e valutare nel tempo i nuovi sistemi di GenAI che continueranno ad arrivare sul mercato», sottolinea Yood.

Il tema è destinato quindi ad assumere un peso crescente anche nel mondo del gioiello. L’intelligenza artificiale può offrire nuove possibilità di ricerca e progettazione, ma la sua integrazione nei processi creativi richiede criteri chiari, trasparenza e responsabilità.

Il rapporto della CIBJO Ethics Commission individua così una sfida che va oltre la tecnologia: trovare un equilibrio tra innovazione e tutela della creatività, della proprietà intellettuale e di quei valori umani e culturali che da sempre contribuiscono a rendere unico un gioiello.

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