Dalla formazione alla costruzione di un linguaggio creativo personale, il percorso di Benny Ilardo racconta come studio, territorio e artigianalità possano intrecciarsi in una visione contemporanea del gioiello. Designer e fondatore dell’omonimo brand, Ilardo unisce materiali identitari e ricerca formale, dando vita a creazioni che portano con sé il segno delle sue radici e dell’esperienza maturata alla Tarì Design School.
Benny, tu sei un figlio di Tarì Design School. Che esperienza è stata e che ricordi hai?
È stata innanzitutto un’esperienza altamente formativa, perché mi ha fornito le basi del lavoro che svolgo oggi. I ricordi sono fantastici: compagni di corso, maestri e tutto il team della scuola mi hanno lasciato qualcosa di indelebile. È stata come una seconda famiglia e, ancora oggi, quando ci ritroviamo, è sempre un grande piacere.
Che tipo di marcia in più ha dato la formazione al Tarì alla tua professione attuale?
È stata fondamentale, soprattutto per quanto riguarda il design, la formazione tecnica e la visione del gioiello contemporaneo che oggi porto nelle mie creazioni.


Qual è oggi la direzione del tuo brand e quanto ha influito la scuola del Tarì su questo percorso?
Ha influito tantissimo. Oggi realizzo gioielli artigianali, dove la componente manuale è centrale. La scuola è stata determinante nello studio delle forme e dell’indossabilità: è proprio questo approccio che continuo a portare nelle mie creazioni, che oggi vengono indossate da donne in diverse parti del mondo.
Qual è lo stile distintivo delle collezioni Benny Ilardo Gioielli?
Sicuramente la scelta dei materiali. Utilizzo il legno d’olivo recuperato dalle potature degli alberi della mia terra, la Sicilia, che affianco alla pietra lavica, arricchendo il tutto con foglia oro 24 carati. Sono elementi molto diversi tra loro, ma che trovano equilibrio in un connubio di design e artigianalità. Anche questo deriva dalla formazione ricevuta, che mi ha dato solide basi nello studio del gioiello.

Sei una sorta di ambassador della tua terra: il legno d’olivo e la pietra lavica raccontano la Sicilia, ma anche la Campania che ti ha formato. Che valore ha per te questo legame?
È un legame molto forte, che sentivo già allora e che continuo a sentire oggi. Ho sempre considerato la Campania – Napoli, Caserta – una terra straordinaria, ma soprattutto porto con me il ricordo delle persone, che mi hanno lasciato tantissimo fin da quando ero ragazzo.
Come immagini l’evoluzione del tuo brand nei prossimi anni?
Procedo step by step, senza fissarmi obiettivi troppo a lungo termine. L’obiettivo è continuare a far crescere e diffondere il brand, e in questo senso fiere come Open sono fondamentali per un marchio giovane come il mio.
Tra memoria e sperimentazione, il percorso di Benny Ilardo dimostra come il gioiello possa diventare espressione autentica di identità e territorio. Uno sguardo rivolto al futuro, costruito passo dopo passo, dove artigianalità, ricerca e radici continuano a essere il vero motore creativo di un brand in crescita.










