Alessio Boschi
3 min di lettura

Alessio Boschi: essere designer oggi tra creatività e nuove sfide globali

Designer italiano tra i più apprezzati a livello internazionale, Alessio Boschi ci ha raccontato il ruolo del progettista contemporaneo tra crisi geopolitiche, ricerca artistica, nuove tecnologie e sostenibilità.


Cosa significa essere designer nel 2026?

Essere designer oggi significa affrontare uno dei momenti più complessi degli ultimi decenni. Le tensioni geopolitiche, dalla guerra in Ucraina al Medio Oriente, hanno modificato profondamente mercati e consumi, mentre il prezzo dell’oro ai massimi storici costringe aziende e creativi a ripensare prodotti e strategie.

Considero quasi eroico continuare a fare questo mestiere. Significa avere resilienza, capacità di adattamento e continuare a proporre idee nonostante l’incertezza. Mi congratulo con tutti quei designer che, pur tra difficoltà economiche e mercati instabili, continuano a credere nella creatività.


Oggi si parla di un gioiello sempre più vicino all’arte. Condivide questa visione?

Solo in parte. La tendenza dominante del mercato va verso la massificazione: gioielli più commerciali, vicini alla moda e ai grandi numeri. Esiste però una nicchia, della quale mi sento parte, che continua a considerare il gioiello una forma d’arte.

Per me significa ricercare maestranze rare e spesso a rischio di scomparsa: micromosaicisti, miniaturisti persiani, incisori, smaltatori. Il valore nasce dall’incontro tra competenze straordinarie, cultura e storytelling. È questa la direzione che seguo e che considero il vero lusso contemporaneo.

Lo storytelling è diventato centrale nel design orafo. Come si può innovare oggi questo linguaggio?

Quando ho iniziato a raccontare le storie dietro ai miei gioielli, molti lo consideravano superfluo. Oggi invece è diventato fondamentale. Un gioiello non è soltanto un oggetto, ma il risultato di un percorso fatto di ricerca, arte, architettura, storia e incontri.

Lo storytelling può raccontare il significato di un progetto, ma anche la provenienza delle pietre, le tecniche utilizzate e le persone coinvolte nella realizzazione. È ciò che trasforma un gioiello in un’esperienza emotiva.

Quanto pesa realmente l’Italia nel mondo orafo globale?

L’Italia resta un punto di riferimento grazie alla sua straordinaria stratificazione culturale e alla capacità di trasformare arte, storia e architettura in linguaggio progettuale.

India e Cina sono, invece, due grandi potenze sia in ambito creativo sia in quello produttivo, oltre a rappresentare realtà fondamentali per quanto riguarda le risorse gemmologiche, il taglio e il commercio delle pietre preziose. Questi Paesi devono essere presi in considerazione non soltanto come mercati di vendita, ma anche come importanti realtà produttive.

Ritengo che sia possibile collaborare anche con aziende cinesi e/o indiane che, in molti casi, hanno ormai maturato una notevole esperienza, anche in ambito tecnologico, e rappresentano realtà estremamente competitive.

Inoltre, in alcune occasioni, ho riscontrato una professionalità superiore rispetto a quella di molti laboratori o aziende italiane. Mi sono infatti scontrato in Italia con problematiche di produzione e di qualità che non avrei mai immaginato possibili nel nostro settore, oltre che con atteggiamenti altezzosi e fuori luogo e, in alcuni casi, persino con tentativi di plagio di idee o soluzioni tecniche.

Per questo credo che le generazioni future non possano fare a meno di rivolgersi, o quantomeno di guardare con attenzione, alle qualità e alle potenzialità produttive di questi due grandi Paesi. A essi si affiancano inoltre altre realtà emergenti e interessanti, come ad esempio il Vietnam, che sta vivendo una significativa fase di espansione.

La sostenibilità quanto influisce sul suo lavoro?

È un tema fondamentale, ma va affrontato senza ipocrisie. Tutti parlano di sostenibilità, ma la filiera della gioielleria ha ancora molta strada da fare. Nel mio piccolo cerco di utilizzare materiali riciclati, packaging sostenibili e fornitori affidabili, ma sappiamo bene che il mercato globale delle gemme presenta ancora molte zone d’ombra.

Che consiglio darebbe a un giovane che sogna di diventare designer?

Di fare esperienza internazionale il prima possibile. La formazione italiana continua a essere eccellente, soprattutto sul piano progettuale e culturale, ma oggi il mercato è globale. Viaggiare, confrontarsi con altre culture e lavorare all’estero permette di ampliare la propria visione e comprendere davvero come si muove il settore.

L'autore

Torna in alto