In una società sempre più digitale e caratterizzata da relazioni veloci, il gioiello può tornare a rappresentare un simbolo di connessione, memoria e appartenenza. Non più soltanto un segno di status o un’espressione di disponibilità economica, ma un oggetto capace di custodire significati personali e celebrare i legami affettivi. È questa la prospettiva del sociologo Francesco Morace, che nel corso dell’ultima edizione di Open ha riflettuto sui cambiamenti dei consumi e sul ruolo che la gioielleria può svolgere nel futuro, recuperando i valori della tradizione italiana e proiettandoli verso nuove forme di relazione.
Open è un osservatorio privilegiato sui cambiamenti della società e dei consumi. Quali trasformazioni stanno modificando oggi il rapporto tra le persone, i clienti e il gioiello?
Al centro ritroviamo sicuramente il cambiamento, la trasformazione tecnologica e digitale. Da un lato, la relazione tra le persone diventa più frenetica e superficiale; dall’altro, emerge sempre più forte la necessità di stringere legami autentici.
Credo che, da questo punto di vista, ci sia molto da fare, recuperando il fattore umano, la competenza e la tradizione, ma proiettandoli verso il futuro. Non dobbiamo guardare con nostalgia a un passato che non tornerà, ma individuare quei valori che ci arrivano dalla storia e che continuano a essere attuali: la bellezza, l’arte del fare e la qualità del prodotto, elementi distintivi della tradizione italiana.
A questi si aggiunge la necessità di ricostruire i legami tra le persone, non più attraverso il consumo fine a sé stesso, ma attraverso la capacità di riconoscere il valore delle cose e degli oggetti. Il gioiello può contribuire proprio a questo processo, perché racchiude significati che vanno ben oltre la sua dimensione materiale.
Il gioiello sembra essere sempre meno legato soltanto al suo valore economico e sempre più a una dimensione emotiva e simbolica. È davvero così?
Sì, è così. Per molti anni, direi per decenni, a partire dagli anni Sessanta, il gioiello ha rappresentato soprattutto uno status symbol, uno strumento attraverso il quale le persone potevano esprimere la propria condizione economica, la propria posizione sociale e anche quella familiare.
Nel nuovo millennio, e in particolare negli ultimi anni, dopo la pandemia, abbiamo assistito a una riscoperta della dimensione simbolica del prezioso. Il gioiello conserva naturalmente un valore intrinseco, ma acquista significato soprattutto nello scambio simbolico tra le persone.
Può servire a celebrare un evento, a ricordare un momento importante o a esprimere il legame con qualcuno che desideriamo mantenere vicino nella nostra vita. Questa funzione sta riacquistando una grande centralità e apre prospettive interessanti per il settore.
Il gioiello può quindi avere un ruolo importante nel modo in cui evolveranno i consumi e le relazioni?
Credo proprio di sì. In una società che cambia rapidamente, il bisogno di riconoscersi negli altri e di costruire legami significativi rimane fondamentale. Il gioiello può rispondere a questa esigenza perché è un oggetto capace di accompagnare le persone nel tempo, custodendo ricordi, emozioni e significati condivisi.
La sfida per il settore sarà valorizzare questa dimensione, mettendo al centro non soltanto il prodotto, ma anche ciò che rappresenta per chi lo sceglie, lo regala o lo riceve. In questo senso, il mondo del gioiello può giocare un ruolo molto importante nel futuro, proprio grazie alla sua capacità di unire bellezza, tradizione e relazioni umane.








