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Oro sotto i 4.000 dollari, pesano Wall Street e le aspettative sui tassi USA

Il prezzo dell’oro scende sotto la soglia dei 4.000 dollari l’oncia, interrompendo la fase di forte crescita che aveva caratterizzato i mesi precedenti. Il 30 ottobre 2026 il metallo prezioso ha registrato una flessione vicina al 3%, arrivando a 3.897 dollari, il livello più basso dall’ottobre 2025. Alla base della correzione si combinano le tensioni sui mercati finanziari e le aspettative di una politica monetaria più restrittiva negli Stati Uniti.

La discesa è arrivata in una giornata caratterizzata dalle forti vendite dei titoli tecnologici americani. I risultati trimestrali delle principali società del settore hanno riacceso i dubbi sulla sostenibilità degli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale e sulla capacità di trasformarli in ritorni economici adeguati. L’incertezza ha spinto gli investitori a rivedere alcune posizioni, generando ripercussioni anche sul mercato delle materie prime.

Un ulteriore elemento di pressione è rappresentato dalle prospettive sui tassi d’interesse della Federal Reserve. Nell’ultima riunione di ottobre, la banca centrale statunitense ha mantenuto invariato il costo del denaro, lasciando tuttavia aperta la possibilità di un nuovo rialzo entro la fine dell’anno. I dati economici, che indicano un’attività ancora solida e un’inflazione persistente, hanno rafforzato le aspettative di un orientamento monetario più restrittivo. A questo si è aggiunto il recupero del dollaro e dei rendimenti dei Treasury, fattori che tradizionalmente riducono l’attrattività dell’oro.

La correzione assume particolare rilevanza considerando l’andamento del metallo nel corso del 2026. Alla chiusura dei mercati europei del 30 ottobre, la quotazione accumulava una perdita dell’11,17% dall’inizio dell’anno e del 2,21% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il movimento evidenzia quanto il prezzo dell’oro sia esposto alle decisioni degli investitori e alle aspettative macroeconomiche, anche nelle fasi di maggiore incertezza finanziaria, quando il metallo viene tradizionalmente considerato un bene rifugio.

Le prospettive di medio periodo restano tuttavia oggetto di valutazioni differenti. Alcuni operatori continuano a prevedere una possibile ripresa delle quotazioni, sostenuta dalla domanda istituzionale e dagli acquisti delle banche centrali. WisdomTree, in particolare, contempla uno scenario nel quale il prezzo potrebbe tornare verso i 4.800 dollari l’oncia nel terzo trimestre del 2027.

Per l’industria orafo-gioielliera, l’andamento del metallo resta un fattore determinante. Dopo una lunga fase di rincari che ha inciso sui costi di produzione, sui listini e sulle scelte dei consumatori, la recente flessione potrebbe offrire un temporaneo margine di sollievo alla filiera. La volatilità, tuttavia, continua a rendere complessa la pianificazione degli acquisti e degli approvvigionamenti, lasciando le imprese esposte a un mercato nel quale le dinamiche finanziarie e monetarie incidono direttamente sul costo della materia prima.

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