La Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione nei confronti di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo) che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo al termine dell’assalto subito nel proprio negozio.
Con il rigetto del ricorso presentato dalla difesa, la Suprema Corte ha escluso l’applicabilità della legittima difesa, ritenendo che i colpi di pistola siano stati esplosi quando il pericolo non fosse più attuale e imminente. Secondo i giudici, infatti, la reazione armata è avvenuta mentre i rapinatori erano ormai in fuga, configurando il reato di omicidio volontario.
La sentenza rende definitiva anche la condanna al pagamento di provvisionali immediatamente esecutive per complessivi 480 mila euro a favore delle parti civili.
Nel ricorso, i legali di Roggero avevano sostenuto che il gioielliere avesse agito in uno stato di forte stress emotivo e nel timore per la propria incolumità e quella dei familiari, chiedendo una diversa valutazione dei fatti. La Corte di Cassazione non ha però accolto questa impostazione, confermando integralmente la decisione dei precedenti gradi di giudizio.
La difesa ha annunciato che valuterà ulteriori iniziative legali, compresa l’eventualità di un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
La vicenda continua nel frattempo a suscitare un acceso dibattito nell’opinione pubblica. Pur essendo ormai definitiva la pronuncia della magistratura italiana, il caso Roggero resta uno dei più discussi degli ultimi anni sul tema della legittima difesa, alimentando posizioni contrapposte tra chi considera il gioielliere una vittima costretta a reagire a una violenta rapina e chi ritiene corretta la distinzione operata dai giudici tra la fase dell’aggressione e quella successiva alla fuga dei rapinatori.







