CIBJO prende una posizione netta sulla terminologia dei diamanti prodotti dall’uomo. Durante il Congresso del centenario a Vicenza, la Confederazione mondiale della gioielleria ha confermato il proprio sostegno all’utilizzo del termine “synthetic” all’interno dei Blue Books, al posto di “laboratory-grown” e “laboratory-created”.
La decisione è arrivata dopo oltre un anno di discussioni avviate dalla Diamond Commission nel 2025, in seguito al Congresso di Parigi. La proposta è stata quindi sottoposta alla General Assembly e al Board of Directors di CIBJO, che ne hanno confermato l’adozione. Anche la Colored Stone Commission ha votato nella stessa direzione.
Al centro del confronto c’è soprattutto la volontà di rendere più chiara la comunicazione al consumatore. Secondo Udi Sheintal, presidente della Diamond Commission di CIBJO, il termine “synthetic” descrive con maggiore precisione un diamante realizzato attraverso processi industriali, come HPHT e CVD, evitando espressioni considerate potenzialmente fuorvianti sul modo in cui queste pietre vengono prodotte.

La scelta non è stata però priva di opposizioni. Alcuni esponenti dell’industria dei diamanti lab-grown avevano chiesto a CIBJO di rinviare il voto, sostenendo la necessità di ulteriori confronti. Il presidente Gaetano Cavalieri ha difeso invece il percorso seguito dalla Confederazione, sottolineando che il tema è stato discusso per oltre un anno e invitando gli operatori contrari alla proposta a partecipare direttamente ai lavori dell’organizzazione.
La nuova impostazione di CIBJO non significa però che “laboratory-grown” scompaia automaticamente da tutti i mercati. Ogni Paese continuerà infatti a seguire le proprie norme: negli Stati Uniti, ad esempio, la Federal Trade Commission consente attualmente l’utilizzo dei termini “synthetic”, “lab-grown” e “lab-created”. L’American Gem Trade Association ha annunciato di voler continuare il confronto con la FTC in vista della revisione degli Jewelry Guides prevista per il 2028.
La decisione di Vicenza si inserisce comunque in un movimento internazionale più ampio. La London Diamond Bourse e la World Federation of Diamond Bourses hanno già sostenuto l’utilizzo preferenziale di “synthetic diamond”, rafforzando l’ipotesi di una progressiva convergenza terminologica all’interno della filiera.
Per CIBJO, la questione va quindi oltre una semplice scelta linguistica. La terminologia diventa uno strumento di trasparenza e di tutela del consumatore, in un mercato nel quale la distinzione tra diamante naturale e prodotto industrialmente è destinata a essere sempre più centrale.







