Trent’anni di trasformazioni hanno ridefinito il linguaggio del gioiello, tra nuove proporzioni, proposte sempre più audaci e cambiamenti nella comunicazione. Per Simone Guidarelli, però, anche in un mercato ricco di possibilità, la relazione personale conserva un ruolo fondamentale. La fiducia costruita in gioielleria, la competenza degli operatori e la possibilità di personalizzare una creazione restano elementi decisivi per accompagnare il cliente nella scelta e valorizzare l’esperienza del gioiello.
Questa edizione di Open celebra trent’anni di attività. Guardando a come è cambiata la moda in questo periodo, quale trasformazione ha inciso maggiormente anche sul modo di scegliere un gioiello da indossare?
È cambiato innanzitutto il gioiello stesso. Basta guardare anche alle sfilate di Schiaparelli, dove troviamo tante proposte dalle dimensioni importanti, sempre più scenografiche. È cambiato anche il modo di comunicare e oggi ci troviamo davanti a una varietà incredibile di possibilità.
C’è però un elemento che continua a fare la differenza: il rapporto di fiducia. Quando si vive un’esperienza in gioielleria, almeno per me e per molte altre persone, il legame che si instaura con il professionista permette di essere consigliati e guidati in un mondo molto vasto e affascinante, ma che richiede conoscenza e competenza. È importante saper raccontare il gioiello, spiegarne il valore e aiutare il cliente a individuare ciò che più lo rappresenta.
Le mode cambiano e si evolvono, ma resta fondamentale la relazione personale. È proprio attraverso questo rapporto che si può arrivare anche a creare un gioiello da zero, personalizzandolo e costruendolo insieme a chi possiede le competenze per accompagnare il cliente nella scelta. In questo settore ci sono professionisti straordinari e, anche qui al Tarì, per me è stata un’esperienza incredibile poterli conoscere di persona.








