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Trent’anni di Tarì: tra tradizione e visione, la rivoluzione della gioielleria italiana 

Trent’anni. Il prima e il dopo della gioielleria italiana per molti aspetti si misura al Tarì. E porta una data precisa: quella dell’ottobre 1996. La data in cui una visione prende forma, e diventa luogo iconico, cuore vivo di un percorso in continuo cambiamento. Sembra impossibile immaginare un mondo senza Google, senza gli smartphone e i social media. Eppure in quegli anni era proprio così.

Il racconto che ci accingiamo a ripercorrere per molti sarà una scoperta, per altri una conferma, per altri ancora la ricostruzione di una memorabile pagina della propria storia.

Vincenzo Giannotti è al timone del Tarì da oltre 10 anni, ma non c’è stato un progetto, un evento o una sfida che non abbia vissuto in prima linea, dapprima come consigliere di amministrazione, poi come presidente della scuola e oggi come presidente del Centro orafo. “Ciò che più ricordo di quei tempi è l’emozione di sentirmi chiamato a partecipare a un progetto rivoluzionario. Un entusiasmo che si univa al senso di responsabilità per me, che poco più che trentenne  ero nominato rappresentante di una intera categoria, e a cui veniva chiesto di farsi garante verso colleghi ancora scettici nei confronti della grande incognita che il Tarì rappresentava. Per la prima volta, nel nostro mondo cominciavano a nascere relazioni e dinamiche di aggregazione che prima non si immaginavano neanche. Ricordo anche che mi faci convincere da Gianni Carità, il quale minimizzò l’impegno, chiedendomi semplicemente di “dare una mano”. Non immaginavo che da quel momento in poi il Tarì mi avrebbe catturato 24 ore al giorno…”

Facciamo un passo indietro, per partire dall’inizio di questa storia, fatta di idee e di ispirazione. Ne parla Gianni Carità,  presidente de il Tarì fino al 2015:“ Erano gli anni 80. L’economia volava, ma Napoli viveva il grande problema della sicurezza, in particolar modo relativo al nostro lavoro. L’idea  fu quella di costituire un gruppo di gioiellieri per dar vita ad una nuova rivoluzionaria realtà imprenditoriale, che fosse in grado di rispondere alla nostra esigenza di spazi e sicurezza, attraverso la realizzazione di un insediamento innovativo. Fin dal principio, mi convinsi che avremmo dovuto puntare sempre sulla qualità come elemento distintivo, come biglietto da visita”. E in effetti l’impronta della personalità di Gianni Carità è tuttora molto presente nel Tarì. Un’impronta riconoscibile nella scelta delle soluzioni architettoniche come in quelle organizzative, che a distanza di 30 anni continuano a trasmettere l’immagine di un luogo in cui l’estetica si coniuga con la funzionalità, l’efficienza, l’accoglienza.

Di quel primo Tarì ci lascia una descrizione molto particolare Giulio Gomez d’Ayala, il giurista napoletano al quale venne affidato il compito di definire il primo statuto e disciplinare del Tarì: “Fu Amedeo Giannotti a presentarmi alla compagine che poi sarebbe diventata la squadra, anzi l’anima, di un progetto entusiasmante. Era un’idea avveniristica e seducente: tutto cominciò con una convenzione tra soci, che si basava esclusivamente sull’affidabilità dei promotori, l’unico elemento già tangibile in assenza di certezze formali, perché all’epoca non c’era neanche il suolo su cui edificare. Era tutto basato su una stretta di mano, e questa credo sia stata la grande forza del Tarì: i soci versavano quote senza che esistesse ancora alcunché, si vincolavano gli uni agli altri senza sapere dove sarebbero arrivati”.

Dell’epoca della costruzione ricorda qualche dettaglio Francesco Di Gennaro, primo presidente della Scuola. “Nel 1990, quando mettemmo piede nell’area industriale di Marcianise, dove ora sorge il Tarì, ci accolse un’enorme distesa verde. Non c’erano edifici, non c’erano negozi, non c’era davvero nulla, solo pecore e pastori. Di quei tempi ricordo l’entusiasmo, la meraviglia, lo stupore”.

In un mondo in rapida trasformazione, in cui l’innovazione vola, il Tarì già guarda molto lontano. Viene condivisa la scelta di gestire direttamente tutti i servizi. Una scelta dovuta ad esigenze di sicurezza, ma anche, come abbiamo già detto, di qualità. Il Tarì industriale propone siti web, prototipazione rapida, progettazione di design con soluzioni fotorealistiche e cataloghi elettronici in un mondo in cui è molto difficile parlare di impresa moderna.

E’ ancora Gianni Carità a spiegare l’idea: “Ho sempre pensato al Tarì come a un progetto basato sulla qualità, non sulla quantità. Già in quegli anni era molto chiaro che la chiave del futuro delle nostre aziende sarebbe stata la creatività. Da sempre il design è l’elemento distintivo del Made in Italy, ed è ciò che ci distingue dalla folla della concorrenza. Quando il Tarì è nato, abbiamo molto investito nelle nuove tecnologie a servizio della gioielleria, e per l’epoca siamo stati forse fin troppo innovativi. Oggi l’intelligenza artificiale ci obbliga a correre, e paradossalmente ci mette a disposizione nuovi strumenti, che dobbiamo imparare a gestire a nostro vantaggio. E’ necessario a mio avviso essere consapevoli che la crisi di settore che oggi stiamo vivendo si può vincere solo con la creatività e con la formazione, e in questo credo che la storia ci abbia dato ragione”.

Già nel 1991, nella previsione che il Tarì sarebbe stato costituito in prevalenza da aziende di produzione, il punto di partenza fu la Scuola. Francesco Di Gennaro così lo ricorda: “Il primo mattone della scuola venne posato simbolicamente a poca distanza da Piazza orefici. Grazie a quella intuizione oggi abbiamo una struttura formativa riconosciuta in tutto il mondo”. In oltre trentacinque anni, ciascuno dei presidenti che si sono susseguiti ha lasciato un’impronta molto chiara della propria gestione. Francesco Di Gennaro la visione e il modello organizzativo. Ettore (Pucci) Pane la solidità e l’amore per la qualità. Enzo Giannotti la spinta alla innovazione tecnologica. Oggi, il presidente di Tarì Design School è Giuseppe Casillo.La mia esperienza, anche da consigliere, conta 25 anni, di cui ricordo tutto: difficoltà, obiettivi e traguardi. Un percorso sempre all’insegna dell’innovazione, sempre mantenendo un dialogo aperto con gli studenti, di cui ho puntato a valorizzare talenti e abilità. Perché nell’epoca dell’IA le mani, l’artigianalità, restano le risorse più preziose. La Scuola offre un punto di osservazione strategico: quello che consente di vedere il futuro con gli occhi dei giovani”.  Nel tempo, grazie ai continui investimenti in attrezzature all’avanguardia, certificazioni, promozione, e naturalmente attenzione agli utili, TADS è diventata un vero modello di eccellenza nella formazione orafa, adottato con successo anche da Bulgari.

La fase della costruzione del Tarì è punteggiata da tanti aneddoti, come quello del cornetto di corallo sotterrato come buon augurio da Salvatore Collaro. “Ricordo ancora – prosegue il presidente Giannotti – l’emozione delle prime visite al cantiere, dove era facile perdersi tra i pilastri di cemento, e dove riuscimmo a portare in visita  perfino il Club degli orafi. Così come ricordo l’epoca del trasferimento, un vero choc per i nostri clienti, che però convincemmo in breve ad abituarsi a una nuova esperienza di acquisto”.  

Ad ottobre ’96 l’inaugurazione: centinaia di ospiti provenienti con voli charter da tutta Italia e la musica dal vivo di Peppino di Capri a fare da colonna sonora in un’atmosfera tutta napoletana, a metà tra rilassatezza e glamour. Indimenticabile. Pochi mesi dopo, per dare un forte impulso al completamento dei trasferimenti delle aziende, il primo  incoming internazionale: 400 buyers provenienti da tutto il mondo raggiungono il Tarì a luglio 1997. Inizia una collaborazione con l’Istituto del Commercio estero che dura ancora oggi.

Dopo appena due anni di attività, il Tarì affronta la prima sfida: dare vita a un evento fieristico, per creare nuove opportunità commerciali per le aziende del Tarì, e nello stesso tempo dare una sferzata di energia alle attività del Centro orafo.

La prima edizione, nel maggio 1998, fu un’ enorme scommessa, per la quale Gianni Carità e Vincenzo Giannotti ricordano di avere affrontato l’ostilità di molti soci, scettici rispetto alla partecipazione di potenziali concorrenti. Fu davvero una corsa ad ostacoli. In poco più di 40 giorni vennero progettati e realizzati 120 stand e un gruppo ristretto dei soci più attivi sui mercati esteri ebbe l’incarico di coinvolgere i più importanti brand di gioielleria del Paese.

Per coinvolgere il maggior numero possibile di clienti, i soci furono invitati a mettere a disposizione  gli elenchi dei loro migliori clienti (la prima a rispondere fu l’azienda Giannotti, che fornì oltre 1.000 nominativi e andò così a costituire la base dell’archivio clienti del Centro).

Nacque un’organizzazione che avrebbe fatto scuola: telemarketing mirato e personalizzato, formule di ospitalità dedicate ai buyers, piacevoli momenti di relax e una formula espositiva basata su stand preallestiti, che per la prima volta offrivano agli espositori l’opportunità di partecipare ad un evento senza sostenere onerosi costi di allestimento. Il tutto in spazi espositivi aperti, ospitali, benedetti dal clima mite e da un’accoglienza calorosa ed efficiente.  Quello che ne derivò fu un successo, e il ghiaccio di qualche pregiudizio venne definitivamente sciolto. Era nata una nuova fiera, che negli anni sarebbe diventata un vero punto di riferimento per il mercato orafo europeo.

Sono gli anni delle feste di piazza, delle visite illustri, dei grandi concerti e delle sfilate di moda e gioielli alla Reggia di Caserta e al Teatro San Carlo. Dopo la visita del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro nel ’97, c’è  nel 2004 quella di Carlo Azeglio Ciampi. Sempre nel 2024, l’inaugurazione del Parque Joyero di Cordoba, importante progetto di collaborazione internazionale di cui si occupa personalmente l’allora consigliere Giannotti. Nel 2005, in collaborazione con De Beers il Tarì organizza con grande successo il Festival del Diamante.

Dal 2008, in appena un anno e mezzo e senza rinunciare a nessun appuntamento fieristico vengono realizzati i due padiglioni espositivi che tuttora ospitano gli eventi del Tarì. La costruzione viene completata a tempo di record. Lo stile del Centro resta immutato: una complessa struttura architettonica garantisce funzionalità ed eleganza alla esposizione. Le ampie vetrate creano continuità con gli spazi esterni, mentre le complesse controsoffittature lamellari e le colonne rosso fuoco donano un tono di design inconfondibile all’ambiente. E’ un nuovo successo, che porta la firma degli architetti Valeriani e Matronola e la perseveranza di Enzo Giannotti. 

In parallelo con il progresso delle attività commerciali, si lavora per l’affermazione  del Centro orafo, per il suo apprezzamento nel mondo istituzionale. Contemporaneamente, le aziende crescono e cominciano a esprimersi attraverso la nascita di nuovi brand e collezioni di gioielleria sempre più apprezzate dal mercato.

Nel 2016, in occasione del ventennale, la Mostra del Tesoro di San Gennaro dà inizio alla collaborazione con gli enti museali e a una  ricca serie di mostre, dai gioielli di Pompei all’arte contemporanea, fino alla esposizione della replica della Corona di Carlo di Borbone, poi prestata alla Reggia di Caserta.   

Gli anni passano velocemente, soprattutto se si guarda alle evoluzione di tecnologie e materiali, così come alle nuove esigenze ambientali, che portano, già nel 2001, alla realizzazione del primo impianto fotovoltaico di grandi dimensioni del centro sud Italia.

L’innovazione tecnologica si muove in parallelo con una manutenzione inarrestabile di impianti e ambienti e con i nuovi investimenti sui quali il presidente Giannotti, con il supporto del consiglio di amministrazione e dell’intero staff, continua a lavorare, per rivalutare incessantemente la struttura e le proprietà dei soci. Questi ultimi sono oggi 212, per un totale di circa 400 aziende insediate. Molte aziende degli esordi non esistono più, ma tante altre si sono con il tempo aggiunte o profondamente trasformate in virtù del completamento del cambio generazionale, fino a rappresentare oggi la migliore e più completa offerta di prodotti e servizi per l’attuale mercato della gioielleria europea.

Il Tarì è una macchina gestionale ed amministrativa molto complessa. Questo è uno dei punti cardine sui quali il tema dell’innovazione si sposa con quello della sostenibilità sociale. La compliance normativa è al centro di attività in continuo aggiornamento, e dal 2021 il Tarì introduce la rendicontazione di Sostenibilità in parallelo al Bilancio di esercizio.

Nel frattempo il Tarì consolida forti collaborazioni con il mondo delle associazioni, come Confindustria, Federorafi, Confcommercio, ICE, Comitato Leonardo, il mondo fieristico e le Università. Lo stretto rapporto con il mondo delle associazioni è nel DNA di Vincenzo Giannotti: “Ho sempre ritenuto importante mantenere vivo il confronto con il mondo associazionistico, specialmente nei momenti di necessità, dai quali possono nascere opportunità di crescita per tutti. E’ sempre di fondamentale importanza che ciascuno per le proprie specifiche competenze offra il proprio contributo al dibattito del settore, nell’interesse della categoria.”

Nel 2022 in virtù di una convenzione con Confindustria Campania e Caserta e Federorafi nasce il quarto polo orafo italiano. E nel 2024, su invito della Regione Campania, il Tarì diventa capofila di un nuovo, ambizioso progetto: la nascita del Distretto orafo della Campania: unico distretto formalmente costituito nel mondo orafo italiano, con l’obiettivo di promuovere l’eccellenza della gioielleria campana nel mondo.

E i prossimi 30 anni? La parola chiave è cambiamento, quello che investe il settore orafo e l’intera società. “Non è facile oggi fare previsioni – conclude Vincenzo Giannotti – . La velocità cambia il ritmo delle nostre giornate e condiziona le nostre abitudini. Gli avvenimenti globali, e le loro ripercussioni sulla nostra economia, sono imprevedibili e sconcertanti. Eppure il compito dell’imprenditore resta quello di  osservare, per capire la direzione, per orientare le proprie scelte, per immaginare scenari alternativi”. Ancora una volta, l’immaginazione farà la differenza.

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