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Diamanti, a ottobre scendono i prezzi delle pietre più piccole: aumentano le scorte

Il mercato dei diamanti naturali torna a mostrare segnali di debolezza, soprattutto nelle categorie di dimensioni più contenute. A ottobre le quotazioni hanno registrato nuove flessioni, dopo il recupero osservato tra la primavera e l’inizio dell’autunno. A pesare è soprattutto l’aumento delle disponibilità sul mercato, che ha riportato pressione sui prezzi proprio nelle fasce che avevano beneficiato della precedente ripresa.

Secondo i dati pubblicati da Rapaport, il Rapaport Trade Diamond Index (RAPI), che monitora i prezzi di offerta dei diamanti rotondi di colore D-H e purezza IF-VS2, ha segnato a ottobre una diminuzione del 5,5% per le pietre da 0,30 carati e del 2,3% per quelle da 0,50 carati. Entrambe le categorie avevano raggiunto i rispettivi massimi alla fine di settembre. Più contenuta la flessione dei diamanti da un carato, in calo dello 0,9%, mentre quelli da tre carati hanno registrato un incremento dello 0,9%.

Nonostante la correzione, i diamanti da 0,30 carati mantengono una rivalutazione dell’8,8% dall’inizio del 2026. Il problema riguarda soprattutto l’equilibrio tra offerta e domanda. Tra il primo giugno e il primo novembre, il numero di diamanti rotondi da 0,30 carati disponibili sulla piattaforma Rapaport Trade è aumentato del 165%. Una crescita significativa che interessa anche le categorie comprese tra 0,40 e 0,99 carati, seppure con intensità inferiore.

Secondo l’analisi di Rapaport, l’incremento delle scorte potrebbe essere legato a due fattori. Da un lato, i produttori avrebbero aumentato la lavorazione delle pietre di queste dimensioni per sfruttare la ripresa delle quotazioni registrata tra aprile e settembre. Dall’altro, alcuni tagliatori avrebbero ripreso a richiedere certificazioni gemmologiche per i diamanti da 0,30 carati, dopo aver ridotto questa attività nei periodi di maggiore debolezza dei prezzi.

L’andamento resta differenziato in base alle dimensioni. La domanda di diamanti da un carato si mantiene relativamente stabile, seppure con qualche segnale di debolezza, mentre le pietre da due carati in su mostrano una maggiore tenuta. Anche nel segmento dei diamanti ovali le recenti flessioni hanno iniziato a rallentare, grazie alla riduzione dell’offerta disponibile.

A ottobre ha perso intensità anche la domanda di diamanti grezzi. In India, diversi stabilimenti di lavorazione hanno programmato una sospensione delle attività compresa tra 15 e 30 giorni in occasione del Diwali, previsto per l’8 novembre. La pausa produttiva ha inciso anche sulle vendite di De Beers, risultate contenute durante il ciclo commerciale di ottobre. A questo si aggiunge l’anticipo degli acquisti da parte di alcuni clienti dopo la riduzione dei prezzi operata dal gruppo a luglio. La chiusura temporanea consentirà ai produttori di riequilibrare le scorte prima della ripresa delle attività.

Intanto, l’attenzione dell’industria resta concentrata anche sul futuro assetto proprietario di De Beers. Il consorzio guidato da Gareth Penny, ex amministratore delegato della società, è in trattative con Richemont e Signet Jewelers per un possibile ingresso nell’operazione di acquisizione dell’85% detenuto da Anglo American.

In un quadro complessivamente complesso, arrivano segnali più favorevoli dal comparto dell’alta gioielleria. LVMH e Kering hanno infatti riportato risultati positivi nelle rispettive divisioni di gioielleria nel terzo trimestre, confermando una maggiore tenuta del segmento di fascia alta.

Il mercato dei diamanti si avvicina così alla fine dell’anno attraversando una fase di assestamento, nella quale disponibilità, produzione e domanda continuano a determinare andamenti differenti tra le diverse categorie di pietre. La maggiore pressione sui diamanti piccoli evidenzia quanto il recupero delle quotazioni resti legato alla capacità della filiera di mantenere un equilibrio tra volumi e scorte.

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